I Carabinieri della Compagnia di Montella nei mesi scorsi avevano localizzato un’area adibita a stoccaggio di rifiuti speciali in Alta Irpinia, risultata abusivamente realizzata e gestita da un imprenditore del luogo, che smaltiva direttamente nel terreno pezzi di veicoli pesanti non bonificati, tra cui anche pezzi pregni di olio, parti elettriche e batterie esauste. L’area adibita a discarica, era ben nascosta sul retro di uno stabilimento della piccola area industriale della zona, a ridosso dei numerosi campi coltivati dell’Alta Irpinia, con evidenti rischi di contaminazione per i prodotti agricoli. Al fine di impedire che l’attività illecita potesse protrarsi ulteriormente i militari avevano già sottoposto nelle scorse settimane a sequestro l’intera area, del valore complessivo di oltre 60 mila euro, e denunciato i due titolari dello stabilimento in stato di libertà, per aver realizzato una discarica, con abbandono e deposito incontrollato abusivo di rifiuti tossici in assenza della prescritte autorizzazioni da parte dell’Autorità Amministrativa ma soprattutto in totale dispregio di qualsiasi prudenza e buon senso. Il lavoro dei Carabinieri di Montella però è proseguito. Raccogliendo ulteriori prove ed elementi e ricostruendo un intricato puzzle, gli uomini dell’Arma sono riusciti a porre le numerose risultanze investigative al vaglio dei Magistrati della Procura della Repubblica di Napoli, deputata quale unico organo competente in materia di reati connessi all’ambiente ed allo smaltimento dei rifiuti con il Decreto Legge 172/2008, con il quale il Governo Berlusconi ha emanato misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella Regione Campania. E la Procura della Repubblica di Napoli nella sua competenza ha emesso un ulteriore decreto di Sequestro Preventivo, in esecuzione al quale i Carabinieri di Montella hanno sottoposto nuovamente a sequestro l’area. Nel corso delle operazioni, tuttavia, i Carabinieri hanno trovato modificato lo stato dei luoghi, motivo per cui, al termine delle dovute indagini, procederanno all’ulteriore denuncia in stato di libertà del custode sia per aver modificato lo stato dei luoghi che per aver violato i sigilli apposti all’epoca del primo intervento. L’ attività di indagine è stata condotta in collaborazione con i Magistrati della Procura della Repubblica di Napoli, competente per i reati in materia ambientale.
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