
Napoli – Sono circa 70 le volontarie in ferma prefissata che giovedì 8 marzo 2007, festa della donna, cominceranno la loro giornata lavorativa – in uniforme – nella caserma Carmine Calò di via colonnello Lahalle. Una giornata come tante riferiscono che comincerà con la suggestiva cerimonia dell’alzabandiera, la quale, come consuetudine, sarà accompagnata dal canto dell’Inno Nazionale. A circa 7 anni dall’entrata in vigore della legge 20 ottobre 1999, n. 380 che ha sancito l’ingresso delle donne nelle Forze Armate italiane, le donne sono più di 5000, cioè il 4,4 % del personale dell’Esercito. Nel particolare, le donne in grigio-verde sono ripartite tra tutte le categorie, ovvero ufficiali (circa 150), marescialli (circa 20) e volontari (circa 5000). Gli incarichi variano lungo tutto lo spettro delle possibilità: dalle psicologhe alle fucilieri, dalle addette stampa alle paracadutiste e perfino le vigilatrici presso il carcere militare. Al contrario di quanto avviene in altre nazioni dove alle donne sono preclusi alcuni incarichi prettamente operativi, nell’Esercito italiano la linea d’azione scelta è stata quella di assegnare gli incarichi in maniera equa, destinando le donne sia all’area operativa che a quella logistica e tenendo conto, per quanto possibile, delle preferenze espresse dal personale. In un ottica di pari opportunità e rispetto della persona, quindi, anche la progressione di carriera è identica a quella dei colleghi uomini. Le soldatesse, al pari dei colleghi uomini, sono impiegate in tutti i teatri operativi con il reparto di appartenenza. Sin dal 2001, infatti, il personale femminile dell’Esercito viene impiegato nelle operazioni di sostegno alla pace, condotte fuori dal territorio nazionale, come pure nelle operazioni di prevenzione di atti terroristici in patria. Al momento ce ne sono circa 160 impiegate all’estero: 50 in Libano e Kosovo, 40 in Afghanistan e 20 in Bosnia.