Alessandro Quasimodo aderisce alla battaglia per i Poeti del Sud

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Anche il professore Alessandro Quasimodo, regista e attore affermato, figlio del Premio Nobel Salvatore e nipote di Elio Vittorini, ha aderito all’iniziativa del Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud di richiesta di revisione delle “Indicazioni nazionali” (DM 211/10), che accompagnano il riordino dei Licei (DPR 89/10), ed in cui, a proposito del Novecento pieno, non sono citati autori a Sud di Roma.

Dunque, l’iniziativa di Paolo Saggese, Giuseppe Iuliano, Alessandro Di Napoli, Salvatore Salvatore, Alfonso Nannariello e degli altri componenti del Centro ha incontrato una nuova importante adesione, dopo quelle di Alberto Asor Rosa, Gerardo Bianco, Ugo Piscopo, Giuseppe Liuccio, Giuseppe Panella, Francesco D’Episcopo, Pino Aprile (con il libro “Giù al Sud”, Piemme edizioni), e dopo le interrogazioni parlamentari (promosse dagli onorevoli Burtone e Grimaldi) e al Senato (del Senatore Vita) degli ultimi mesi, le adesioni ufficiali della Regione Campania (su proposta del Consigliere Rosetta D’Amelio), della Regione Calabria, della provincia di Avellino (su proposta del Consigliere Franco Di Cecilia), dell’Amministrazione comunale di Bagnoli Irpino (su proposta dell’Assessore Luciano Arciuolo), della GCIL di Avellino, della FLC CGIL, dell’Archivio storico, di cinquanta scuole del Sud.

Grazie dunque al contatto avuto con Alessandro Quasimodo, per tramite del poeta Giuseppe Liuccio, la questione riacquista visibilità e concretezza. Nel lungo articolato intervento, che sarà edito di recente nel volume “Faremo un giorno una carta poetica del Sud” (A cura di Alessandro Di Napoli, Giuseppe Iuliano, Alfonso Nannariello e Paolo Saggese, Delta 3 edizioni), Alessandro Quasimodo parte dalla definizione desanctisiana di letteratura (“Essa è il senso intimo che ciascuno ha di ciò che è nobile e bello”) per chiarire che la sua non è una presa di posizione “personale” e familiare, ma un atto di tutela della dignità della scuola, della dignità del Sud, del rilievo, che si deve dare alla Letteratura del Sud, fondamentale per comprendere la storia del nostro Paese.
Ecco alcuni stralci del corposo intervento del professore Alessandro Quasimodo:

“Questa breve premessa serve ad introdurre ciò che mi sta a cuore affermare, mi chiedo cioè come sia possibile che, nelle “Indicazioni nazionali” che accompagnano il riordino dei Licei, relativamente al Novecento non vengano menzionati scrittori e poeti a Sud di Roma.

Qualcuno potrebbe erroneamente pensare che la mia presa di posizione sia dovuta al fatto che di questa esclusione, priva del minimo fondamento razionale e culturale, sono vittima anche mio padre Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la letteratura nel 1959, e mio zio Elio Vittorini; tuttavia, non è questo ciò che provoca la mia indignazione, cui si unisce quella di un folto numero di docenti e di operatori nel mondo della scuola e della cultura.

Con quale criterio si possono escludere da un percorso, che dovrebbe essere un arricchimento personale e umano per ogni studente, i nomi di coloro che hanno rappresentato, attraverso le loro opere letterarie, la storia, la società, il modo di pensare di un Sud così irrinunciabilmente e intimamente legato all’identità stessa del nostro Paese?

Mi riferisco a scrittori e poeti quali i già citati Quasimodo e Vittorini, seguiti da uno stuolo di autori come Sciascia, Bufalino, Gatto, Scotellaro, Brancati, Silone, Sinisgalli, Piccolo, la Ortese, Rea e molti altri.

Accennavo sopra al contributo che la letteratura può dare agli studenti e non soltanto ad essi, ma a tutti i lettori, a coloro che amano scrivere o semplicemente ascoltare il messaggio che ci giunge attraverso la parola scritta.

Le opere letterarie, siano esse in prosa o in poesia, come tutte le forme d’arte, non hanno limiti spaziali né temporali, sono un patrimonio da cui attingere la significatività della nostra storia e della nostra tradizione, per guardare nitidamente e con speranza verso il futuro.

Questo dovrebbe essere tramandato soprattutto ai giovani, per far sì che essi amino ciò che studiano e imparano sui banchi di scuola e per far sì che si guardino intorno con curiosità, entusiasmo, ma anche con occhio critico; solo in questo modo, infatti, con un impegno costante e quotidiano, è possibile costruire una cultura viva, vissuta intimamente, nella valorizzazione di una dimensione psicofisiologica della persona.

La poesia, da qualche decennio, trova pochi lettori; non solo, proprio la scuola ci ha abituato ad affrontare le opere dei poeti sulla scorta dei commenti e degli apparati di note che guidano la lettura, sacrificando invece un approccio al testo poetico che sia esplorazione individuale e libera, slegata da interpretazioni esterne e precostituite.

Essa è certamente una delle forme artistiche che più risente delle trasformazioni culturali legate allo sviluppo della società moderna; escludere dunque dai libri di testo e dalle antologie scolastiche l’opera dei poeti del Sud significa non soltanto mutilare brutalmente la nostra tradizione letteraria, ma anche privare gli studenti del diritto a poter scegliere quali autori leggere e meditare.

Attraverso i loro scritti, è possibile avvicinarsi ad una visione del mondo che trae la propria peculiarità dalla realtà in cui quegli autori vissero e dalla quale successivamente si staccarono.

Furono molti gli scrittori e i poeti, che, come mio padre, partirono con un “mantello corto” sulle spalle per cercare fortuna in quel Nord tanto lontano e, al tempo stesso, bramato come promessa di riscatto”.

E aggiunge, a proposito della scuola italiana:

“Capita spesso di sentire parlare dei docenti con sarcasmo e durezza, come se tutto il corpo insegnante fosse ridotto ad una massa indistinta e indifferente di esecutori più o meno fedeli ai dettami che vengono imposti dall’alto.

Penso che siano tanti i docenti che invece sono in grado di fare con coscienza scelte autonome, sentendosi liberi da vincoli che rappresenterebbero un impoverimento del “bello”, per richiamare le parole di De Sanctis ricordate prima.

Ci fu chi, come il grande filosofo Martin Heidegger, che, dopo aver assistito al delirio violento e drammatico degli eventi del secondo conflitto bellico, disse: “Che Dio salvi i poeti”.

Oggi, in un’epoca in cui si rischia di essere travolti dall’orda caotica e inferocita dell’ignoranza, della banalità, del cattivo gusto, è utile ricordare che gli autori del Sud, gli stessi che l’insensatezza di una certa corrente di pensiero vorrebbe confinare nell’anonimato, hanno celebrato eventi; hanno dato voce a ideali; hanno dato corpo e immagini a idee, a sentimenti, a speranze e a drammi epocali.

I poeti e gli scrittori del Sud hanno interpretato il loro tempo per sé e per tutti coloro che si sono riconosciuti nelle loro opere, per questo non possono venire ignorati e dimenticati”.

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