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“Gioioso, sensuale, briccone, laico, ironico e autoironico, teatrante saputo, amabile provocatore di stimoli registici sbrigliati e attualissimi”: questa la convinta impressione del regista Livio Galasso nel primo impatto con Eduardo Scarpetta nel “fortunatissimo” ‘Tre cazune furtunate’ con l’esilarante interpretazione di Tato Russo; e a cui si aggiunse il felice incontro con il sempre vivo Mario Scarpetta nel Nu turco napulitano e ‘O Scarfalietto. “Scarpetta è un contagio di felicità liberatoria. Abile manipolatore di testi altrui? Come Plauto dagli originali greci, come Machiavelli da Plauto. Visto con spocchiosa sufficienza da chi non lo conosce perché non è all’altezza di conoscerlo: e cioè di riconoscerlo felicemente libero da ogni impegno e perciò ‘impegnatissimo’ nella sua essenza di pura anarchica ludicità. Audace nella sua considerazione del corpo, esaltato nella sua vitalistica biologia: il cibo e l’eros, inseguiti, desiderati, contrastati, impediti, ma di cui mai viene rinnegato l’esaltante valore, e a cui, se si rinuncia, è per obbligo, mai per convinzione. Brucano ingordamente il frutto proibito anche queste Tre pecore viziose il cui “vizio” è il tentativo di una scappatella extra-coniugale non riuscita – purtroppo -; e purtroppo sia per i tre corteggiatori che per l’autore, simpaticamente complice e che, con lo stesso malincuore degli sconfitti è costretto a ricondurre l’esito sui binari della morale borghese. Questa regia gioca a sottolineare l’oppressione della famiglia, ingabbiata nelle sue ferree e infelici regole che neanche i sorrisi stereotipati del Family-day riescono a rallegrare; contrapposto, il mondo della leggerezza, il mondo delle spensierate e fascinose modiste, dei cappelli senza testa, libranti nell’aria della fantasia. Il terzo atto conclude riportando i sogni sotto il guanciale domestico, ma lasciandone intatta la loro nostalgia trasgressiva”.