“Aizamme sta Tammorra”: le ultime date della tournèe di Carotenuto

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Ultime date per la tournèe estiva de i Tammorrari del Vesuvio, capitanati da Simone Carotenuto. Ultime date di un viaggio estivo di grande successo di pubblico. Il tour “Aizamme sta Tammorra” prende il titolo dall’ultimo lavoro discografico del gruppo, lavoro che è frutto di anni di continua ricerca e sperimentazione e la cui produzione è stata affidata alla Maffucci Music, di Canio Rosario Maffucci irpino doc, originario di Calitri e a capo di uno dei marchi più attivi nel Mezzogiorno. Il disco si sta rivelando come uno dei migliori prodotti discografici di recente uscita nel mondo della folk music. Preparato e uscito in sordina “ Aizamme sta Tammorra” sta conquistando un vasto pubblico, internazionale soprattutto, Germania, Francia, Austria, i nostri vicini d’oltralpe restano ammaliati da questa antologia della musica popolare campana. che racchiude e ripropone canti del passato ma che contiene anche brani inediti.
Il cd recentemente è stato presentato alle più importanti fiere internazionali di musica, tra cui la prestigiosa Womex di Siviglia che si terrà quest’anno dal 24 al 28 ottobre. La Womex conta circa 5558 espositori europei che presentano la loro musica e I tammorrari del Vesuvio sono l’unico gruppo di tammorriata che ha conquistato uno spazio in questa enorme vetrina mondiale della musica. Capitanati da Simone Carotenuto il gruppo è nato ufficialmente solo un anno fa ma vanta tra i componenti musicisti di primo calibro che hanno saputo amalgamarsi perfettamente in questa produzione che è il racconto della nostra terra e della nostra identità a cui si deve necessariamente far riferimento nel cammino verso il futuro e a cui i Tammorrari sono legati da una passione viscerale. Passione per la musica e amore per il passato quindi;. sono queste le parole chiave che innescano il magnifico meccanismo di ascolto, di viaggio e di soggiorno dell’animo nei luoghi della tradizione messo in piedi, dopo anni di ricerca e di lavoro. Viaggio temporale che fa chiudere gli occhi e permette quasi tangibilmente lo sfiorare quel mondo che è il nostro passato, nostro della nostra magnifica terra Campana luogo di incontro e di genesi di tanti e diversi metodi del raccontare la vita. Luoghi in cui la passione e l’amore si confondono e si raccontano attraverso il suono di strumenti semplici, come le tammorre che sono simbolo di vita e di morte contemporaneamente. È la narrazione di vite lontane e a volte durissime ma che quasi oggi appaiono diafane, filtrate dalla luce del tempo e dai suoni di musiche che narrano di tutte le passioni dell’animo umano. Abbraccia un mondo intero l’ antologia dei Tammorrari del Vesuvio, accoglie e propone testimonianze cha partono dalle coste di Maiori per arrivare fino ai Monti Lattari passando per l’agronocerino e non dimenticando quei luoghi che raccontano l’amore con la voce un po’ più dura e un po’ più virile come Giugliano e la sua tammorriata tanto diversa dalle altre nella sua “ maschia” simbologia. Un viaggio che difficilmente il tempo cancellerà perché generatore di emozioni che altrettanto difficilmente sono rintracciabili in altre circostanze.La produzione se ha lasciato alcuni pezzi della tradizione puri all’ascolto.lontani cioè da ogni contaminazione, presenta anche dei pezzi rivisti e rielaborati che riescono a riportare alla memoria luoghi e posti lontani, in alcuni brani c’è il Mediterraneo tutto, con i suoi strumenti e le sue sonorità. Alcune rielaborazioni hanno il potere di prendere l’ascoltatore e di trascinarlo in luoghi di leggenda, uno tra tutti il brano “Jesce sole”, proposto anni fa da Peppe Barra e in quest’occasione ritoccato e riproposto in una veste nuovissima, un brano che è un racconto, una filastrocca superba che è una favola cantata, un quadro che si anima, una filastrocca che addormenta dolcemente e che racconta di cavalieri e di dame che sono lontani e che pur si tendono la mano, con una quinta di cielo azzurro e un grande sole arancione che forse tramonta o forse, forse sta nascendo.
Alcuni gli inediti che aprono la porta alle già certe future produzioni del gruppo che sembra aver trovato il momento e la marcia giusta. A guidare questa macchina del tempo la voce e la personalità, forti entrambe, di Simone Carotenuto affiancato da Pina Ascione astro nascente e già brillantissimo nel firmamento delle voci femminili. Antonio Mancuso amico e collaboratore ventennale del “Cantatore”Simone, alchimista d’eccezione di melodie e suoni che nascono e si generano nei suoi strumenti a fiato. Note magnifiche che per uno strano sortilegio sembra conoscano la via che porta all’anima, per solleticarla e renderla viva. Giovanni Vicidomini capace di arpeggiare i pensieri e le parole di chi ascolta con la maestria di chi al posto di una corda sembra accarezzi l’impalpabile bellezza della vita. Le sue corde legano strette buona musica e tradizione pura, suoi anche i pezzi inediti contenuti nel nuovo lavoro discografico Gianmarco Volpe poliedrico e prezioso. C’è poi Catello Gargiulo che rappresenta il ponte tra vecchio e nuovo, tra chi canta la vita di ieri e chi sta accingendosi a scrivere la propria storia; storia di musica e di passione per la tradizione, poliedrico musicista che oltre a suonare le percussioni le costruisce personalmente. Chiude la rosa dei tammorrari Giovanni Palomba, recentissimo dono della vita alla musica tradizionale, spumeggiante ed energico, come il battere delle sue dita sulla tammorra.
Ma, non è tradizione se non è danza e se non è racconto narrato con il corpo. Hiram Salzano, piccola preziosa perla incantatrice che disegna nell’aria figure che dicono di passato ma che sono vive e attualissime.Chicca del disco è la “ fronna “cantata da Giovanni del Sorbo, per tutti Zi Giannino, leggenda vivente del canto su tamburo oramai quasi del tutto ritirato a vita privata.

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