Air, comincia il tour de force. Ad Atene è ‘Mission Impossible’

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Primo appuntamento per la Scandone nel girone di ritorno di Eurolega, gruppo A. Gli irpini andranno in scena al mitico “Peace and Friendship Stadium” di Atene e ad attenderli ci sarà l’Olympiakos di coach Giannakis. Un impegno difficile, di livello quasi proibitivo, ma che i biancoverdi vogliono onorare al meglio. L’Eurolega ha dimostrato che Avellino può giocarsela a viso aperto con tutti, anche con gli strapagati campioni ellenici. Un verdetto importante, riconosciuto dalla gran parte degli addetti ai lavori, in netta controtendenza con quanto ci racconta invece il campionato Italiano, lega nella quale la Scandone ha più alti e bassi che la borsa di New York di questi tempi. Markovski e i suoi in questa prima parte di stagione regolare sembrano aver fatto l’abbonamento alle montagne russe, ancora incapaci di trovare una stabilità e soprattutto un equilibrio offensivo che porti a rotazioni più serene e a meno palle perse. Il tempo delle giostre però è finito, a sindacarlo è un calendario impietoso con i lupi nel periodo prossimo venturo. Prima Olympiakos poi, in rigoroso ordine: Siena in casa, Maccabi in casa, Fortitudo Bologna in trasferta e Malaga in trasferta prima di concludere il ciclo di fuoco con la più abbordabile (sempre sulla carta) Udine in casa. Insomma, il meglio del basket del vecchio continente concentrato in soli 20 giorni di passione. Per uscire – oltre che indenni – con qualche punticino da questa impressionante cavalcata è necessaria, come prima cosa, una panchina finalmente più decisiva e di conseguenza qualitativa.
Messi tutti insieme, Porta, Crosariol, Cinciarini, Nardi e Lisicky in Eurolega hanno un fatturato complessivo di meno di 6 punti (5,7) ed appena 4 rimbalzi. Con un apporto simile dalla panca difficile sperare di fare il colpaccio ad Atene e difficile sperare di qualificarsi. In questi casi le opzioni sono due: o il coach non si fida della panchina, e questa cosa appare assai improbabile visto che sono tutti uomini scelti da lui, o ancora non è stata trovata un’esatta collocazione ad ognuno dei cestisti in attacco. Emblematici i casi di Porta e Crosariol. Il primo, noto per essere un discreto play di transizione e un buon tiratore, fino ad ora non è riuscito a fare una singola volta una di queste due cose. Il secondo avrebbe dovuto essere il centro dinamico a rimbalzo e presente nei taglia fuori e sottocanestro: i numeri (e i minuti) dicono l’esatto contrario. Il problema non è nelle qualità individuali dei giocatori, che non possono essere messe in discussione soprattutto se confrontate con quelle dei corrispettivi in team come Biella, Montegranaro o Ferrara. Il ‘busillisi’ è l’attacco, ancora troppo lento, macchinoso e prevedibile. Da qui derivano anche le 23 palle perse contro Montegranaro, non forzate dalla difesa ma causate dagli ingranaggi difettosi dei lupi in fase offensiva.
E’ necessario riprendersi, darsi una scrollata, essere più efficienti tutti e di squadra – non dipendendo troppo dai Warren e Best di questo mondo – per ritrovare quel team così profondo sulla carta ma al momento legato alle certezze dei suoi titolari.
Discorso diverso per la difesa, dove l’oculata scelta di Markovski, ovvero prendere giocatori tutti capaci di difendere individualmente e dalle caratteristiche fisiche importanti, copre alla perfezione qualche fisiologico malfunzionamento, specialmente sulla difesa nei giochi a due.
Il campo – non uno qualsiasi, ma quello di Atene – sarà l’unico in grado di dire se dagli errori (evitabilissimi) con le ‘piccole’ del nostro campionato Avellino è riuscita ad imparare la lezione. Contro l’Olympiakos, e contro Siena domenica, non saranno concessi sbandamenti o improvvisazioni fuori schema: i 30 punti di scarto in questo caso sarebbero assicurati e questa Scandone, per quanto rivedibile in molte delle sue parti, non li merita affatto. (giu.mat)

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