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Adiglietti rottama il Pd: “Partito fallito, tutto da rifare”

Gerardo Adiglietti come Matteo Renzi. Si ostina a ripetere che “i rottamatori non servono”, e ad onor del vero condivide ben poco della proposta programmatica della famosa corrente interna al Pd. Come l’istrionico sindaco di Firenze, però, l’ex Ds punta letteralmente a demolire e rifondare il partito democratico, quantomeno per come si presenta in Irpinia. In un “Samantha della Porta” particolarmente affollato, quindi, ha effettuato una puntuale quanto ringhiosa scomposizione delle contraddizioni che affliggono i democratici in provincia, fino ad invocare, in maniera accorata, “una vera propria fase ricostituente, dal momento che quella costituente è fallita. Vi chiedo – ha aggiunto – di realizzare una battaglia, nelle fabbriche e tra la gente, per cambiare questo partito”. Il tutto, a conclusione un intervento particolarmente lungo, nel corso del quale non ha lesinato velenose stoccate a politici del calibro di Ciriaco De Mita, Nicola Mancino ed Enzo De Luca.
Senza giri di parole, l’atipico rottamatore irpino ha rivolto il suo appello ad un pubblico particolarmente qualificato. A prestargli orecchio sono intervenuti, infatti, l’imprenditore Silvio Sarno, i colleghi di partito Antonio Caputo, Amedeo Gabrieli e Francesco Todisco, Mimmo Sarno dell’dv, i sindacalisti, Vincenzo Petruzziello (Cgil), Franco De Feo (Uil) e Gaetano Altieri (Uilm), e il presidente dimissionario dell’Ato, Tonino Festa.

L’ESECUTIVO PROVINCIALE E L’ATTACCO AI VERTICI DEL PARTITO
Partendo dall’analisi delle vicende che hanno portato alla costituzione dell’esecutivo provinciale, Adiglietti ha disegnato l’identikit di un partito di rifare: “Avevo disperatamente cercato di dargli una nuova impronta – ha ricordato -, spiegando che dovevamo fare un passo indietro, aprire porte e finestre ai giovani e promuovere il rinnovamento. Ma quando prevalgono gli interessi di bottega non c’è ragionamento che tenga. Allora ho scelto di non farne parte”. Adiglietti ne ha per tutti. Dalla segretaria provinciale Caterina Lengua, “persona che rispetto ma che fino a pochi anni fa militava nel centrodestra e non può certo conoscere la storia dei consociati del partito”, fino al leader regionale ,Enzo Amendola, “che si interessa dell’unità della segreteria di Avellino e viene a raccontarci barzellette” anziché occuparsi dell’operato di “una Regione nemica dell’Irpinia”, in cui vi sono esponenti del Pd che “agiscono ognuno per conto proprio”.
Particolarmente incisivo è stato l’affondo riservato ai Nicola Mancino e Enzo De Luca, pilastri del partito in Irpinia. Innanzitutto al primo. “Ho letto che si propone come rottamatore – evidenzia. Chi potrebbe farlo meglio di lui, dal momento che insieme a Ciriaco de Mita ha rottamato un’intera provincia?”. Poi una stoccata al senatore Enzo De Luca: “So che si offende se De Mita lo definisce senatore per caso. Non capisco. Se c’era De Mita nel Pd lui faceva il senatore?” Per contro, Adiglietti ha invocato un Pd diverso, capace di riaffermarsi attraverso nuovi “valori progettuali”, da elaborare e sostenere trovando la quadra con “un tessuto imprenditoriale che in Irpinia è di primissimo livello”, e con una classe sindacale “che ha manifestato responsabilità ed attenzione al territorio”.

LA REGIONE NEMICA E IL “BALLETTO INDECOROSO” DELL’UDC
Fermo sostenitore della necessità di rinsaldare l’alleanza programmatica con i partiti della sinistra (Idv e Sel in primis), Adiglietti ha sottolineato inoltre l’impossibilità di dialogare con il centro di De Mita, “stanti le attuali alleanze col Pdl in Provincia e Regione”. Di qui un duro j’accuse al leader di Nusco. “Si ostina a ripetere che l’accordo col Pdl è di natura programmatica e non politica. Ci spiegherà prima o poi la differenza. Nel frattempo vorremmo chiedergli: questo accordo prevedeva la chiusura di due ospedali in Irpinia? L’aumento del numero delle discariche? La distruzione del trasporto pubblico? Di quel poco che si era fatto con i piani di zona?. Insomma, credono che bastino le rotatorie? Di rotatorie si muore. La verità è che siamo di fronte ad una Regione nemica, che ha compiuto le sue scelte insieme all’Udc, autore di un balletto indecoroso”. Proprio a tale proposito, l’esponente provinciale del Pd ha anche espresso forti dubbi sulla possibilità che i fondi Europa Più vengano materialmente erogati da Palazzo Santa Lucia. “E’ già la quarta volta che ci dicono che è tutto apposto. La verità è che la Regione non ha il 25 per cento necessario per ottenere il finanziamento dall’Europa. Nonostante questo, però, l’assessore Taglialatela è venuto qui a raccontarci storie”.

LA VICENDA ATO E I “RICATTI” AL COMUNE DI AVELLINO
E’ nella marcata diversità delle posizioni assunte dal partito sulle questioni più concrete che Gerardo Adiglietti intravede con maggiore evidenza la necessità di invertire la rotta e realizzare “un’autentica unità”. Oltre alla vicenda del piano di zona di Ariano “dove il Pd ha votato con i zecchiniani”, e all’attualissima querelle “IrpiniAmbiente”, che vede il partito spaccato a metà tra sostenitori e detrattori della società provinciale, cita allora la nomina di Giovanni Colucci a nuovo presidente dell’Ato. “Tonino Festa è stato costretto ad alzare bandiera bianca perché è stato abbandonato dai partiti, e soprattutto dal Pd – accusa -. Adesso c’è un nuovo presidente. Ebbene, chi l’ha scelto? Dove è stato votato? In quale riunione?”. Poi un violento sfogo sulle fibrillazioni che attraversano la maggioranza al Comune di Avellino “Non è più possibile tollerare che il sindaco Galasso amministri sotto un ricatto giornaliero. In casi del genere, un partito serio prende a calci certi personaggi, anche rischiando di diventare minoranza. Abbiamo il dovere di dire a chiare lettere a certi lestofanti di andare fuori. Eppure il partito che fa? Niente, non disturbate il manovratore”.
(di Flavio Coppola)

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