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A fremere sono un po’ tutti, da Palazzo di Città ad Avellino sino agli esponenti di Palazzo Caracciolo.
Il nodo è rappresentato dalla necessità o dall’opportunità di lasciare l’impegno amministrativo per evitare che questo diventi strumento per la campagna elettorale.
“La legge non pone impedimenti – precisa Pio Gagliardi, consigliere provinciale dell’AdC – Semmai il momento di incompatibilità dovrà essere valutato soltanto ad avvenuta elezione. Spetta alla personalissima decisione di chi occupa ruoli istituzionali e di governo evitare qualsiasi conflitto di interessi. Basterebbe un gesto di savoir-faire per prendere le adeguate soluzioni”.
Intanto, proprio su Gagliardi nei giorni scorsi, sono circolate voci circa un suo possibile allontanamento dal partito di Pionati, ma l’imprenditore conciario si è limitato a replicare con un lapidario ‘no comment’.
Così, invece, sull’opportunità di candidarsi o meno: “Non essendo state delineate nel merito le caratteristiche e i profili dei futuri candidati, credo sia prematuro avanzare oggi nomi e proposte”. Tuttavia Gagliardi, facendo proprie le ultime dichiarazioni rilasciate da Sabino Morano, segretario dell’AdC di Avellino, precisa: “Se è vero – chiosa – che nella lista dovranno figurare ‘candidati giovani che attraverso la propria affermazione personale siano latori di idee, di novità e avanguardia’, allora è chiaro ed è facile pensare ai nomi che incrociano queste volontà”.