Acs, Vendola, acqua e… stoccate nel debutto della fabbrica di Nichi

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Avellino – Come costruire il nuovo centro sinistra italiano intorno alla figura di Nichi Vendola e su quali priorità. Questo il fulcro del debutto della prima assemblea irpina de La fabbrica di Nichi, iniziativa fortemente voluta da Andrea Forgione e da pezzi del Pd irpino in collaborazione con il coordinamento provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà. Perchè Vendola risulta l’unico vincente elettoralmente e politicamente dall’ultima sconfitta che gli italiani hanno inflitto al centro sinistra col voto alla regionali? Intorno a questo tema anime importanti del Pd irpino sono state chiamate ad esprimersi analizzando le cause di una sconfitta oramai endemica per i democratici. Per Alberta De Simone Vendola ha avuto la capacità di vincere conquistando l’elettorato democratico pugliese perché ha scardinato il sistema dei vecchi strateghi. “Bisognerebbe rifare un processo di Norimberga al contrario – ha detto – ponendo dietro il tavolo degli imputati i dirigenti del centro sinistra degli ultimi venti anni che hanno favorito, con processi disgregativi della sinistra, l’avanzare di governi antimeridionali come quello Berlusconi”. La prima battaglia dei nuovi vendoliani irpini è quella per l’acqua pubblica, a tal proposito non poteva non tener banco la questione dell’Alto Calore, data anche la presenza di Franco Maselli. E proprio a lui l’ex presidente della Provincia ha voluto rivolgere la sua solidarietà: “Non mollare Franco”. E poi la stoccata all’apertura in seno all’ente proposta da Giuseppe De Mita: “Ritengo che sia una furbata la proposta dell’Udc di aprire un dialogo proprio adesso che, a quanto pare, Caldoro non gli sta dando ciò che evidentemente avevano pattuito”. E a Franco Giordano, esponente nazionale di SEL, Maselli ripropone la vicenda dello sdoppiamento dell’Alto Calore e della recente bocciatura del bilancio di Acs. “Quello che è accaduto in seno all’assemblea del consorzio è lo specchio della situazione in cui versa il centro sinistra. I miei guai sono cominciati quando mi sono schierato contro la politica del governo Bassolino in campo ambientale, quando ho detto no allo sdoppiamento, e quando ho iniziato la mia battaglia affinchè l’acqua resti in mano pubblica. Chi ha votato contro il bilancio che questo cda ha chiuso con un utile di 4 milioni, non è stato in grado di fornire una motivazione. Mi sono sentito dire, durante l’assemblea di una società per azioni, ‘se ti dimetti votiamo a favore’. Basta con la guerriglia politica negli enti. Mi viene imputato anche da partiti di sinistra che non hanno votato (si riferisce a Sd, ndr) di aver chiesto ai partiti di togliere le mani dall’ente. Ma allora di cosa stiamo parlando, della politica dell’acqua o di altro? Gli amministratori che sponsorizzano la privatizzazione dell’acqua implicitamente ammettono la loro incapacità a gestire la cosa pubblica”. Di qui l’analisi sullo stato di salute del centro sinistra e, ovviamente, in particolare del Partito democratico: “Il Pd è in una situazione di tale difficoltà e debolezza da far crollare l’idea rivoluzionaria che ne era alla base. Oggi non è altro che un villaggio assediato all’interno e all’esterno. Vendola ha fatto una battaglia contro le oligarchie dei partiti e ha dimostrato che così si vince. Io aderisco a tutto ciò che significa la fabbrica di Nichi. C’è bisogno di un centro sinistra riformista mentalmente e rivoluzionario nei comportamenti”.
Ci va giù duro contro il suo partito e con quanti all’interno di esso vedono questo eventuale ‘accordo di gestione con l’Udc’ come la possibilità di mantenere qualche poltrona, Lello De Stefano: “Nell’Acs non c’è una maggioranza di centro destra. A far bocciare il bilancio sono stati i sindaci del Pd e di Sd. Ma gli enti sono pubblici, non sono proprietà di nessuno”.
E a sconsigliare caldamente eventuali accordi di gestione con la destra, soprattutto in materia di acqua, è proprio Giordano che ricorda l’esperienza dell’Acquedotto Pugliese quando anche lì l’Udc propose la privatizzazione: “C’è un chiaro disegno dei poteri del centro destra e dell’Udc di voler mettere le mani sulla risorsa primaria. Non va dimenticato il legame che il partito di Casini ha con Caltagirone, uno dei principali azionisti di Acea”. E sull’indotto irpino della Fabbrica di Nichi: “Stasera si apre uno spaccato interessante sulla volontà diffusa nel Paese di rimettere in campo una soggettività politica nuova e forte. Oggi nessun partito è adeguato per ricoprire questo ruolo innovativo rispetto agli schemi della politica del ‘900 ed è proprio da questo dato che parte la battaglia di Nichi”.

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