“ACS, Gabrieli può restare” e Lucio Fierro attacca Galasso

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Sembra chiusa, almeno sotto il profilo giuridico, la querelle che vede coinvolti i fratelli, Amedeo e Leonida Gabrieli, l’amministrazione comunale e la municipalizzata ACS.
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha dichiarato decaduta la disciplina in materia di incompatibilità fra incarichi amministrativi e societari, a seguito della sentenza di incostituzionalità della norma, emessa dalla Consulta il 20 luglio di quest’anno.
Il problema fu sollevato dal consigliere e vice segretario del PD Francesco Todisco, contestando duramente al sindaco Galasso la conferma al vertice della municipalizzata ACS di Amedeo Gabrieli, fratello del consigliere comunale Leonida.
Dopo i passaggi nella Commissione Trasparenza, presieduta da Massimo Preziosi e i contrapposti pareri delle parti, non è detto che tutti sia finito.
Restano problemi di opportunità politica e le diverse posizioni, che vedono il capogruppo al consiglio comunale del PD Iannicelli da una parte ed in sostegno della decisione di Galasso e i bersaniani e il loro leader, Lucio Fierro dall’altra, che hanno duramente criticato la nomina e le ultime notizie, sottolineando che:
-“Il parere dell’Autorità sulla Concorrenza sulla sussistenza dell’incompatibilità di Gabriele all’ACS ha dato stura ad un’esultanza, a ben vedere, fondata sul nulla. L’Autorità, infatti, a quanto ne riporta la stampa, risolve la questione con l’intervenuta decadenza delle norme a seguito della nota sentenza della Corte Costituzionale. Dunque, direbbero i legulei, quando Galasso ha proceduto alla nomina, l’incompatibilità c’era, con buona pace di chi si era inventato che per l’ACS proprio quelle norme non si applicassero. E questo è un fatto, un macigno, che pesa. Provi poi a ritrovare l’autonomia di un sereno giudizio il capogruppo del PD, sembra aver perso, ad un tempo, l’equilibrio che lo caratterizzava e la “scienza giuridica” che lo ha sempre accompagnato nella professione. La Corte, caro Iannicelli, non ha discusso affatto se la norma sulla incompatibilità fosse o meno costituzionale, perché, tra l’altro, su ciò nessun rilievo era stato formulato nei ricorsi. La norma cade perché incastrata inestricabilmente nell’articolo in questione, sì da rendere complessa una dichiarazione di costituzionalità per parti. Come a dire: se Governo o Parlamento domani mattina ripropongono le norme sull’incompatibilità anche nello stesso testo, nessuno potrà sostenerne la incostituzionalità!
Il punto però è nella palese, evidente, incontestabile intollerabilità di un comportamento, quello del Comune di Avellino, proprietario al 100% di un’azienda, che chiama a dirigere il fratello di un suo amministratore: è questione morale e politica, a prescindere se vi sia o non vi sia stata pressione per la nomina del congiunto. E la aggrava la mancanza di discrezione del consigliere Gabrieli e del suo studio legale… In un altro Paese occidentale, nessun amministratore si sarebbe sognato di alimentare così un sospetto di favoritismo, ma nell’Italietta di Galasso tutto è possibile. E, sia ben chiaro, le aspirazioni professionali di Gabrieli fratello potevano del tutto legittimamente essere avanzate. Nulla questio, se, a suo tempo, il fratello consigliere avesse scelto di lasciare il suo incarico.
Non mi interessa discettare di brutte figure: vi si divertano Gabrieli e Iannicelli. C’è una brutta figura vera e la fa la politica, l’amministrazione comunale, chi in questo fango ci costringe tutti. La responsabilità è di Galasso, dal quale, purtroppo, appare difficile aspettarsi un atto di reminiscenza, di autocritica, di scuse, non a noi, ma alla città.”

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