Acqua, Avellino perde più di una goccia su due: la rete idrica è un colabrodo

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Più di un litro d’acqua su due va perso prima ancora di arrivare ai rubinetti. È il dato che emerge per Avellino dall’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, elaborata sui dati Istat 2022, che fotografa lo stato delle reti idriche italiane in piena emergenza siccità. Il capoluogo irpino si colloca al 22° posto tra i 109 capoluoghi di provincia italiani per dispersione idrica, con il 54,8% dell’acqua immessa in rete che viene dispersa. Ogni giorno vengono immessi nella rete cittadina 448 litri d’acqua per abitante, ma 246 litri si perdono lungo le condotte prima di raggiungere le utenze. Un dato ben superiore alla media nazionale, che si attesta al 42% di acqua dispersa, e che conferma la necessità di interventi strutturali sulla rete idrica cittadina.

Le città campane:

  • Napoli: 33,7%;
  • Caserta: 61,8%;
  • Salerno: 61,4%;
  • Avellino: 54,8%;
  • Benevento: 55,9%.

Un problema da 9,8 miliardi di euro

Lo studio della Cgia evidenzia come in Italia venga disperso il 42% dell’acqua potabile immessa nelle reti, pari a circa 3,8 miliardi di metri cubi nel solo 2022. Tradotto in termini economici, lo spreco vale 9,8 miliardi di euro all’anno. Ogni cittadino italiano perde virtualmente 157 litri d’acqua al giorno a causa di infrastrutture obsolete, rotture delle condotte, errori di misurazione dei contatori e allacci abusivi.

Le città con le maggiori dispersioni sono Potenza (71%), Chieti (70,4%), L’Aquila (68,9%), Latina (67,7%) e Cosenza (66,5%). Sul fronte opposto si trovano Como (9,2%), Pavia (9,4%) e Monza (11%), mentre nel Mezzogiorno spicca il caso virtuoso di Lecce, che si ferma al 12%.

L’appello: servono investimenti

Secondo la Cgia, l’Italia – che è anche il Paese europeo con il maggiore prelievo di acqua dolce – non può più permettersi simili livelli di dispersione, soprattutto in un contesto segnato dai cambiamenti climatici e da estati sempre più siccitose. Per questo l’associazione chiede un piano straordinario di investimenti per il rifacimento delle reti idriche, il recupero dell’acqua piovana e la realizzazione di nuove infrastrutture di accumulo, sottolineando che ogni goccia dispersa rappresenta non solo uno spreco ambientale, ma anche un danno economico per i territori.