Accuse a Cosentino e regionali: il Pdl campano ragiona sul futuro

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Bilanci ed obiettivi hanno avuto il loro spazio, ma a rubare la scena nella tavola rotonda organizzata questo pomeriggio dal gruppo consiliare del Pdl in Regione Campania è stato il caso Cosentino. Affaire che, ogni giorno che passa, appare sempre più come la peggiore patata bollente che il Pdl abbia mai avuto fra le mani. In grado di creare una certa frattura a livello nazionale tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini e uno scambio di vedute a livello regionale tra il capogruppo del Pdl a Palazzo Santa Lucia Paolo Romano e il capo dell’opposizione Franco D’Ercole che – alla presenza del vice coordinatore provinciale Generoso Cusano, del consigliere regionale Roberto Castelluccio, di Mario Landolfi, vice coordinatore regionale del PdL, di Franco Genzale, direttore dei servizi giornalistici del Gruppo Lunaset e di Buongiorno Campania, e Gianni Porcelli, giornalista Rai – hanno approfondito il proprio pensiero ed assolto Nicola Casentino da accuse che i fatti potrebbero smentire. Uno su tutti: nel 2005 il coordinatore regionale del Pdl si è candidato alla presidenza della Provincia di Caserta ed ha perso. Un esempio che la dice lunga, secondo i presenti, sull’infondatezza del presunto legame con il clan dei Casalesi di cui è attualmente accusato.
Romano non ha dubbi nell’affermare che la candidatura di Casentino è fortemente voluta dal territorio e la vicenda giudiziaria di cui è attualmente protagonista è solo ed esclusivamente strumentale: “Qualcuno – ha chiarito – sta tentando di far fuori un candidato forte”.
Ribadita anche la ratio della scelta ricaduta su Casentino: sia Romano che Landolfi hanno escluso l’ipotesi di ‘autocandidatura’ avvalorando piuttosto la tesi della “conseguenza naturale” e della “vocazione territoriale”. “Figlia – come l’ha definita Landolfi – delle tante battaglie combattute insieme sul territorio” per opporsi al sistema bassoliniano, apparentemente inscalfibile. Eppure le vittorie ci sono state, nelle Province, in molti comuni… a testimonianza che il criterio territoriale va salvato. Ma secondo Landolfi c’è un ‘retropensiero’ da sviluppare, una retorica che si chiede: perché proprio ora? Perché con queste modalità? Perché in Campania?…
‘Fumus persecutionis’: la Campania, secondo il vice coordinatore regionale, è il paradigma di potere della “politica fallimentare” del centrosinistra ma anche un laboratorio politico importante per lo stesso centrosinistra. Ragioni che giustificherebbero il criterio adottato per ostacolare il processo di cambiamento che il Pdl vuole avviare in Regione: “far balenare l’idea che tutti sono uguali e non vale la pena cambiare”.
Diradata la ‘nube tossica’ o il ‘polverone mediatico’ si dovrà arrivare alla vera sostanza delle cose: “Noi non abbassiamo la testa e possiamo guardare la gente negli occhi perché non abbiamo nulla di cui vergognarci. E anche Casentino saprà discernere le ragioni dell’orgoglio da quelle della politica”.
Stessa linea di pensiero per Franco D’Ercole che ammettendo il qui pro quo con Romano ha ribadito i comuni auspici. “Io stesso – ha chiarito – sono convinto che la candidatura di Casentino era la migliore che potessimo avere. Poi c’è stata obiettivamente una interferenza ma non ci impedirà di vincere le elezioni regionali”. Qui, infatti, è concentrata la vera sfida del Pdl che questa sera si è detto pronto a ridare una missione alla politica e combattere “elite irresponsabili che vogliono governare questo paese ed impedire all’Italia di avere una guida democratica”.
“Siamo diventati credibili – ha detto D’Ercole – ed è la credibilità che deve distinguerci dal centrosinistra, noi siamo uomini del fare, non gente da slogan. Vinceremo le regionali perché i cittadini si sono convinti che il centrosinistra non è in grado di dare le risposte che il territorio vuole. E in questo la camorra non c’entra niente perché noi la combattiamo”.

Per il Pdl parlare di regionali vuol dire sciogliere un ulteriore nodo: l’alleanza con l’Udc. Mentre Ciriaco De Mita dialoga quasi a 360 gradi e dichiara di correre da solo, nel Pdl l’incognita sembra creare perplessità.
L’apparentamento Pdl – scudo crociato ha visto nella Provincia di Avellino il suo laboratorio politico, decisione di cui Landolfi ha dovuto dar conto a livello nazionale. “In realtà – ha spigato – abbiamo voluto valorizzare una comune appartenenza a cui forse Ciriaco De Mita era estraneo. Eppure l’ha fatto. E siamo convinti di volerlo fare anche alle regionali”. Purchè, ha specificato Romano, sia una alleanza sui programmi.
Secondo Castelluccio i dubbi in merito sono pochi: “Il problema non è vincere le elezioni ma governare. L’Udc non può avere dubbi nelle scelte e verrà con noi. Lo stesso De Mita, persona che ha il grande talento di precorrere i tempi e prevedere gli eventi, dialoga con chiunque ma tra il parlare e fare scelte c’è una bella differenza”.

In assenza del coordinatore provinciale Giulia Cosenza e del presidente della Provincia Cosimo Sibilia, l’introduzione è stata affidata al vice coordinatore Generoso Cusano che ha colto l’occasione per rispondere alle accuse di chi ritiene che il Pdl non ci sia o manchi una classe dirigente. “Il Pdl siamo tutti noi, non un soggetto astratto rappresentato da me e Cosenza. E non accettiamo a tal riguardo lezioni da nessuno, soprattutto da chi pensa che la politica si faccia in maniera fisiologica”.

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