Fu accusato di pizzo sulla vincita del Superenalotto: scagionato Marco Genovese. All’epoca dei fatti era minorenne, quindi toccò al Tribunale dei Minori La difesa a fronte della emissione del decreto di giudizio immediato optò per il rito abbreviato. Alla prima udienza il gup Draetta con una decisione innovativa, nonostante si procedeva per delitti aggravati dal metodo mafioso, in accoglimento della richiesta formulata dall’avvocato Dario Vannetiello concesse a Genovese la “messa alla prova”. In buona sostanza il giudice rinviò il processo di ben due anni e mezzo, onde verificare il comportamento del giovane Genovese nel corso di questo lungo periodo. Nell’occasione la difesa aveva infatti rappresentato al giudice la volontà del Genovese di fare volontariato presso la Misericordia di Ospedaletto, nonché di svolgere attività lavorativa presso un’azienda del settore edile. Ieri vi era l’udienza per verificare il comportamento assunto da Genovese in questi due anni e mezzo. Ebbene, le relazioni degli assistenti sociali che lo hanno seguito e degli inquirenti sono state estremamente positive. Ciò ha spinto il giudice ad emettere una sentenza assolutamente favorevole al figlio del presunto boss del clan Partenio. Il giudice nei suoi confronti ha emesso una sentenza di non doversi procedere con riferimento a tre ben episodi di estorsione aggravati dal metodo mafioso.