AVELLINO- Trentottenne difesa dall’avvocato Carmela Giaquinto, assolta dall’accusa di maltrattamenti ai danni del marito e dei figli, che sarebbe andato avanti dal 2016 fino al 2025. Per questa accusa era stata anche sottoposta fino al dicembre scorso all’allenamento dalla casa familiare e al divieto di avvicinamento ai suoi familiari. Il processo si e’ chiuso ieri davanti al Tribunale Collegiale presieduto dal giudice Sonia Matarazzo.
LE ACCUSE
Secondo l’accusa, il marito della donna e anche i due bambini della coppia, avrebbero dovuto subire maltattamenti a partire dal luglio 2016, quando c’era stato il primo episodio fino al 2025, quando l’uomo, che aveva sempre deciso di non farlo, aveva denunciato la moglie. Dalla denuncia era emerso come la donna era spesso ubriaca e trattava male il marito, sia verbalmente che fisicamente, lo insultava e lo aggredita. L’ uomo sarebbe stato spesso aggredito con calci e pugni. Tutto avveniva in varie occasioni anche alla presenza dei minori. La vicenda si saarebbe aggravata durante la pandemia, quando la donna avrebbe nascosto gli alcolici anche nella camera dei figli. L’ultimo episodio risaliva al febbraio del 2025, quando l’imputata aveva lanciato nel focolare due bottiglie di alcol che avevano preso fuoco e poi erano scoppiate.
IL PM SODANO: PROCURA CHIAMATA A RISOLVERE DISAGI, NESSUNA PROVA CERTA DELLA COLPEVOLEZZA
Il pm della Procura di Avellino Giovanni Sodano, ha chiesto al termine della sua requisitoria davanti al Collegio l’assoluzione con la formula dubitativa per la trentottenne. Non è stata raggiunta una prova della responsabilita’ e dei maltrattamenti da parte della donna. Per il pm neanche la prova testimoniale della parte offesa avrebbe permesso di poter qualificare il reato di maltrattamenti. Ne’ la stessa relazione dei Servizi Sociali. Qui il sostituto procuratore, evidenziando come sia stata rilevata una accentuata litigiosità familiare, anche alla luce di uno stato di disagio. Proprio in merito a ciò ha ricordato il pm: Spesso ci viene affidato il compito di gestire questo disagio familiare. Ma la qualificazione del reato non ha trovato spazio nell’ istruttoria. Una valutazione non condivisa dall’avvocato Filippo Barberi Spirito, del foro di Santa Maria Capua Vetere, legale di parte civile. Anzi, come ha esordito nella sua discussione finale: “il forte disagio familiare e’ l’ unico motivo che condivido nella conclusione dell ufficio di Procura” ha spiegato Spirito. Evidenziati gli “atteggiamenti violenti iniziati dal 2016 fino al febbraio 2025. Stiamo parlando di un lasso temporale molto ampio e la persona offesa è stata precisa nella sua testimonianza. Ha precisato che ci teneva sia a lei che alla sua famiglia, prima di denunciare ho tentato sempre di farla ragionare”. E ha continuato: “Ogni qualvolta l’ imputata assumeva sostanze alcoliche minacciava o aggrediva il marito. Minacce documentate e riscontrate dagli atti acquisiti..tutti questi elementi per la parte civile avrebbero consentito di “affermare la responsabilita’ dell’odierna imputata”. Gli stessi Carabinieri avevano scritto di “uno stato di vessazione della persona offesa”. Per la difesa, l’avvocato Carmela Giaquinto, quello emerso dell’istruttoria dibattimentale sarebbe “un quadro probatorio insufficiente”. Anche il lungo lasso temporale e i pochi episodi che non avrebbero consentito di qualifucare una condotta di maltrattamento. Le motivazioni dell’assoluzione da parte del Collegio saranno depositate entro novanta giorni.
Accusata di maltrattare il marito da nove anni: una trentottenne assolta dalle accuse
