Abitazione esplosa: muore dopo otto giorni di agonia

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Monteforte – Stefano Napolitano non ce l’ha fatta. Il cuore del bancario irpino, rimasto vittima dell’esplosione della propria abitazione lo scorso 18 dicembre, ha cessato di battere nel giorno del suo onomastico. Il 52 enne da otto giorni lottava contro la morte presso il centro grandi ustionati del nosocomio Sant’Eugenio di Roma. Troppo gravi le ustione riportate: il 75 per cento del suo corpo. L’ennesima crisi respiratorio gli sarebbe stata fatale. A nulla sono valsi i tentativi di rianimazione. Sconcerto in via Taverna Campanile dove l’uomo risiedeva con la famiglia. Sulla deflagrazione e la morte di Stefano Napolitano la Procura della Repubblica di Avellino ha aperto una indagine guidata dal pm Taddeo. Intanto sono in corso anche sopralluoghi, da parte dei Carabinieri della Compagnia di Baiano, per far luce sulle reali cause dell’esplosione. Secondo i primi accertamenti, il 52enne avrebbe acceso i fornelli del gas per preparare la colazione. Un guasto al serbatoio del rifornimento di gpl, ubicato all’esterno della palazzina, sembra essere tra le cause dello scoppio. Ma all’improvviso il boato, le fiamme, l’inferno. Adesso il dolore. La salma di Stefano Napolitano è attualmente a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Il 52enne lascia la moglie e due figli.

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