A sud i dirigenti statali sono di più e pagati meglio

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Una sproporzione paradossale quella che caratterizza il divario della macchina pubblica tra il Nord e il Sud. Nel meridione gli statali sono di più è pagati meglio.
Una vera e propria contraddizione che salta agli occhi e non è passata indifferente neanche ai sindacati Cgil Cisl e Uil che quando hanno dovuto annunciare le tre giornate di sciopero per gli statali, una per il Nord, una per il Centro e una per il Sud, non hanno potuto non evidenziare le differenze che contraddistinguono i dipendenti pubblici al lavoro da una parte all’altra del Paese.
Nonostante i Governi che si succedono promettono tagli alla spesa pubblica e la riduzione della macchina statale, la pubblica amministrazione stipendia 3.571.379 lavoratori, il 16 per cento degli occupati totali. La Corte dei Conti ha sottolineato che nel periodo 2001-2007, se da un lato si è riusciti a contenere l’aumento nelle amministrazioni centrali, più 1,6 per cento, nelle periferie dell’impero si è continuato ad assumere, più 2,1 per cento e ad aumentare parallelamente gli stipendi. Negli ultimi anni i dipendenti pubblici hanno potuto giovare di un incremento salariale grazie agli aumenti avuti nelle retribuzioni dei privati, circa il 21,6 per cento. Tuttavia gli stipendi non sono aumentati in maniera uniforme. Al Sud la disparità negli organici risulta accentuata se si guarda ai dirigenti delle regioni , circa 7.055 professionisti. Di questi manager la sola Sicilia ne impiega 2.528, il 36 per cento del totale. La Lombardia impiega 3 dirigenti ogni 100mila abitanti, mentre il Molise 27. La Campania impiega 10,3 dirigenti ogni 100mila abitanti, mentre il Veneto, a fronte di 4 milioni e mezzo di cittadini, ha un rapporto di 5 a 100mila.
Mediamente i dirigenti delle regioni guadagnano 86.199 euro nel meridione la paga dei manager regionali è di 92.909 euro lordi l’anno, cifra che al Nord scende a 84.888.

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