Il Clan Cava in questi anni si è trasformato anche in banca di credito per imprenditori e commercianti irpini. Si apre un nuovo spaccato nelle indagini della direzione distrettuale antimafia. Rosario Cantelmo, procuratore aggiunto che ha fotografato lo stato di fatto contestando “l’ipotesi di abuso di sistema bancario,al gruppo criminale di Quindici”, ma respinta dal Gip. Imprenditori che non si creavano scrupolo a farsi accompagnare dai boss del Clan Cava per chiedere ingenti prestiti. Intrecci e interessi su cui ha fatto luce la Dda, grazie all’operazione condotta dagli agenti della squadra mobile della Questura di Avellino, diretta dal dott. Iodice che hanno portato all’arresto di due affiliati al Clan Cava: Aniello Acunzo detto 0’ bidone e Florio Galeotalanza, entrambi del Vallo di Lauro. Sono accusati di favoreggiamento aggravato dall’articolo 7. Per Acunzo c’è anche l’accusa di associazione a delinquere. A far emergere quanto scoperto dalla Squadra Mobile intercettazioni, ma anche le dichiarazioni di qualche collaboratore di giustizia, oltre che degli stessi imprenditori. Al di là della cattura di Acunzo e Galeotalanza, la lente d’ingrandimento degli inquirenti si è soffermata sulla collaborazione esistente tra clan e imprese. Con quest’ultime che poi ricambiavano il favore del prestito economico intestando appartamenti.
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