Comunisti Italiani: “Vicinanza e solidarietà ai terremotati”

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I comunisti italiani – afferma Luca Servodio, direzione nazionale del PdCI – esprimono la loro vicinanza e solidarietà alla popolazione colpita dal terremoto avvenuto nella zona nord est dell’Italia. Oltre al cordoglio per le vittime e le famiglie, la solidarietà attiva che si continuerà a portare fin quando quelle zone non torneranno alla normalità, un pensiero particolare va sicuramente alle lavoratrici e ai lavoratori che hanno perso la vita nelle fabbriche. Di fronte alla perdita di vite umane – continua Servodio -, insieme con quella di diritti che tormenta l’intera popolazione nazionale ormai da troppo tempo, il Governo, ancora una volta non raccoglie la voce della gente. Di fronte la richiesta di sospendere la parata del 2 Giugno per usare quei fondi e quei reparti militari per le zone del terremoto, rigetta l’invocazione e inoltre aumenta l’accisa sulla benzina. La classificazione dei disastri in “calamità naturali” (attribuiti a eventi imprevedibili e incontrollabili) e in “disastri di origine umana” (risultato di errori e comportamenti irrazionali dell’uomo) non è una distinzione formale. È un modo semplificato e strumentale per eludere responsabilità, omissioni, ritardi, mancanze e disorganizzazione di chi ha il compito, e soprattutto la responsabilità politica, di garantire adeguati livelli di protezione e sicurezza all’ambiente naturale e costruito. Ogni disastro è una combinazione di due fattori principali che sono la pericolosità e la vulnerabilità. La pericolosità è determinata dalla sintesi di una serie di fenomeni interdipendenti che si possono manifestare senza un possibile intervento umano per ciò che concerne i fattori naturali (terremoto, eruzione vulcanica, uragano). La vulnerabilità è più complessa (condizioni di vulnerabilità) ed è determinata da una serie di errori (consapevoli o meno che spesso sono legati al modello di sviluppo che una società organizzata s’impone), da carenze e omissioni dell’uomo rispetto al suo habitat, dalla concentrazione di popolazioni in aree sempre più ristrette, dalla “capacità” umana di modificare l’ambiente nel senso di rendere più fragile il suo equilibrio. Per esempio, frane, erosioni del suolo e alluvioni sono indubbiamente fenomeni naturali che vengano però accelerati e intensificati là dove l’uomo, è intervenuto in modo più indiscriminato e irrazionale (disboscamenti, abbandono, errata localizzazione di insediamenti, ecc.). L’assenza, inoltre, della mancanza qualitativa e quantitativa di strumenti e sistemi di previsione, di prevenzione e d’intervento (informazione, allarme, piani di evacuazione, mezzi di soccorso, ecc.) accresce ulteriormente la vulnerabilità dell’ambiente. È evidente, quindi che i fenomeni terremoti, alluvioni, frane non possono più essere considerati né come castigo divino, né come eventi eccezionali, ma come fenomeni consueti per un Paese come il nostro. A questi aspetti bisogna aggiungere l’assenza dell’utilizzo di tecniche antisismiche, in grado, di studiare la risposta meccanica delle strutture ai sismi e di metodologie per la progettazione di costruzioni con criteri antisismici tali da contrastare il rischio sismico, oppure per adeguare ad un grado di sicurezza maggiore strutture già realizzate, ma non più conformi alle normative antisismiche aggiornate o elaborate successivamente alla costruzione. La politica e il governo – conclude Servodio –, invece, di rincorrere la BCE o spendere soldi pubblici per opere inutili, preveda un piano nazionale, in grado di assicurare, in maniera efficace, una protezione attiva o preventiva dei danni materiali e dell’incolumità fisica delle persone

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