Isochimica, le verità di Gabrieli contro Asi, Provincia e Comune

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La delicatissima vicenda Isochimica è sempre più lontana dalla sua soluzione. Ad integrare e persino complicare il fitto quadro delle ricostruzioni e delle posizioni espresse sulla storia della fabbrica dei veleni è stato questa mattina Leonida Gabrieli, curatore fallimentare dell’ex stabilimento di Borgo Ferrovia.
Gabrieli ha ricostruito le vicende distinguendo essenzialmente in tre fasi: la prima, dall’apertura dell’attività nel 1984 alla chiusura nel 1988; la seconda, dal 1990 al 1999, con la gestione del primo curatore fallimentare; la terza, dal 2000 ad oggi.
Non sono mancati i toni polemici, come l’affondo all’Asi, che durante la presidenza di Pietro Foglia aveva accusato la curatela di aver consegnato l’area all’Eurocomet pur sapendo che non era abilitata a bonificare il sito. Gabrieli controreplica così: “L’ Asi spieghi perché solo nel 2007 si è accorto dell’Isochimica, con 9 anni di silenzio”. E proprio sulla bonifica dell’area di Pianodardine, secondo alcuni mai davvero intrapresa, Gabrieli ha spiegato che resta da completare “il grosso, costituito dai blocchi di amianto sotterrati”.

Precise accuse sono state mosse anche verso Comune e Provincia. Dopo aver ricordato che la bonifica era stata avviata solo su stimolo della curatela, Gabrieli ha commentato la recente posizione assunta dal Consiglio provinciale, che ha dichiarato di volersi costituire parte civile nel processo. A tale proposito ha innanzitutto evidenziato i limiti giuridici di questa impostazione . “Graziano è già stato processato per la questione Isochimica – ricorda -. Ci si può costituire parte civile solo se c’è un processo penale e un imputato. E non può essere processato due volte per lo stesso reato”. Poi una stoccata al Comune: “Nel 1988 Graziano fu condannato in primo grado a 7 mesi. Dopo la sentenza, Comune e Leghe non svolsero alcuna azione civile”.
In un quadro sempre più complesso, Gabrieli ha rivolto in conclusione il suo personale pensiero agli operai e ai residenti di Borgo Ferrovia. Per il curatore servirebbe “una volontà politica volta a favorire un concreto ristoro economico”. “Ma la situazione non è rosea – premette – e non so cosa potranno ottenere. Personalmente non posso che fargli il mio in bocca al lupo”.

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