Irisbus: “I cinesi erano un pacco”. Adesso è tutto più difficile

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Si fa sempre più cupo il destino dei 658 lavoratori dell’Irisbus di Flumeri. Nel corso del confronto svoltosi sino a pochi minuti fa al Ministero dello Sviluppo, infatti, i funzionari del ministro Passera hanno letteralmente stoppato la cordata cinese, definita “priva dei requisiti minimi per poter avviare una trattativa”. Amsia motors, insomma, non sarebbe affidabile e la procedura di acquisizione dello stabilimento non avrà seguito. Dopo l’uscita di scena della Fiat, pertanto, viene meno anche l’ultima speranza per le tute blu irpine. Una brutta tegola quanti avevano creduto che il futuro della fabbrica potesse ripartire con i nuovi imprenditori. A rischio ci sono anche i due anni di cassa integrazione strappati alla Fiat nel corso dell’ultimo confronto presso Confindustria Avellino. All’epoca infatti, il sindacato si divise. Fu in particolare l’Ugl, sostenitrice della soluzione di RIsio, avversata dagli operai e dalle altre sigle, a non firmare. Lo scenario si è ripetuto questo pomeriggio. Di, qui, la decisione di far slittare il confronto, con una sorta di time out, al prossimo 14 dicembre. Senza una firma unitaria dell’accordo, infatti, il prossimo 18 dicembre al posto dell’ammortizzatore sociale i lavoratori si vedranno recapitare lettere di licenziamento.

Una situazione che rischia di diventare pesantissima. Al confronto erano presenti una trentina di operai e i sindacati, nazionali e provinciali di comparto. Giuseppe Zaolino , numero uno della Fim Cisl irpina, osserva: “I cinesi si sono rivelati un pacco di quelli inauditi, per fortuna sventato all’ultimo momento. Per noi si tratta di una delusione cocente. Ora non ci resta che lavorare per scongiurare la mobilità il prossimo 18 dicembre”. L’epilogo della riunione odierna, però, mette tutto in discussione. “L’obiettivo – aggiunge il sindacalista – è anche cercare di far tornare Fiat sui propri passi, oppure immaginare nuove soluzioni imprenditoriali. Nel frattempo, abbiamo cercato di evitare strappi nel sindacato posticipando il confronto”. Zaolino svela infine un curioso retroscena sulla cordata cinese che avrebbe dovuto rilevare la grande fabbrica della valle dell’Ufita. “Da indagini condotte dal ministero è risultato che la società Amsia ha già effettuato un simile tentativo di truffa con la società Merloni, utilizzando nomi di società straniere per accreditarsi”.

L’Ugl, con il vice segretario nazionale Antonio Spera evidenzia l’opportunità di non alimentare false aspettative: “Stiamo ragionando sugli ammortizzatori sociali più adeguati a sostenere i redditi dei lavoratori – spiega – ma questa non e’ ovviamente una soluzione definitiva. Per questo, ci impegneremo al tavolo sul futuro dello stabilimento di Valle Ufita che il ministero dello Sviluppo Economico si e’ impegnato a convocare a breve per individuare proposte concrete di rilancio del sito. Dobbiamo dare sicurezza ai lavoratori – aggiunge il sindacalista – ed evitare di creare false aspettative, come accaduto negli ultimi tempi quando e’ stato dato credito ad iniziative fumose, sulla cui validità come sindacato abbiamo nutrito forti perplessità, oggi confermate sia dal ministero che da Fiat”.

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