Napoli – Domani alle ore 20.00 e mercoledì presso il Teatro dell’Accademia di Belle Arti di Napoli si terrà lo spettacolo “Chi?sciotte”, su testo, musica e regia del maestro Lino Nocerino. Lo spettacolo nasce dall’attività di ricerca e produzione artistica sul tema del Don Chisciotte di Miguel de Cervantes svolta dagli studenti del corso di scenografia del professor Gennaro Vallifuoco, artista irpino molto apprezzato anche fuori confine. Il musical nasce dalla ricorrenza del quattrocentesimo anniversario della prima pubblicazione del Don Chisciotte, di Miguel de Cervantes, ed ha offerto agli studenti l’occasione di una profonda riflessione sulle radici culturali dello scrittore, del suo particolarissimo eroe e della spiccata accezione teatrale di questo mito. Gli studenti del corso di scenografia – sotto la giuda del maestro Nocerino e del professor Vallifuoco – hanno sviluppato un’interessante ricerca sul personaggio cervantiano all’interno della letteratura, della musica, del teatro e delle arti figurative nei suoi quattrocento anni di storia, ma anche analizzato, con un’attività performativa e multidisciplinare, quanto degli archetipi del romanzo di Cervantes, delle sue suggestioni e dei suoi personaggi, rivivono alla luce delle nostre più recenti vicende storiche. Curate nell’essenzialità dei dettagli anche le scenografie. Un palcoscenico decisamente eterodosso occupa l’intero spazio del teatro. Il pubblico – eliminata la divisione tra platea e palcoscenico – è dentro lo spazio scenico a contatto diretto con gli attori e le azioni. Le mutazioni sceniche sono eliminate prediligendo una suddivisione per “luoghi deputati” che accoglie e amplifica sia la ricercata frammentazione del testo sia i diversi contributi teatrali (generi, tecniche, meccanismi) scelti per la sua messa in scena. La scelta di mettere in scena “Chi?sciotte” lavorando sull’evidenza dei meccanismi e dei generi teatrali è dettata da due considerazioni: il potere dell’arte e del sogno sulla realtà e l’elogio della bellezza e dell’utopia contro la normalità della vita. La mia visione è ben chiara e radicata. Don Chisciotte non è un folle utopista ma un uomo di cultura e allo stesso tempo un personaggio, fermamente convinto della necessità ma soprattutto della possibilità di un modo di vita diverso e più autentico. Nella stessa misura in cui lo sono stati alcuni “nobili sconfitti” della storia – Che Guevara, Pancho Villa, Nelson Mandela… – che da utopisti si sono trasformati in eroi popolari. Forse c’è un’altra verità più grande che tiene in piedi lo scalcinato eroe. Don Chisciotte non è il matto, il ridicolo cavaliere che scambia mulini per giganti, greggi di bianche pecore per eserciti di mori neri, grassi maiali per pericolosi tori, ma un uomo che ha deciso di affrontare la vita nella sua primordiale essenza. Un eroe che non sceglie da sé le avventure né traccia il suo cammino epico, ma solo un uomo che vive la vita come gli è data, come gli è offerta, nella consapevolezza che essa è sempre altrove. Un uomo che con lucidità organizza il mondo non per come è ma per come dovrebbe essere ed in questo trova la sua invincibilità. Don Chisciotte, allora, è invincibile! Anche se non vince mai. È imbattibile perché dopo ogni caduta si alza, dopo ogni sconfitta si rimette in piedi pronto a battersi di nuovo, perché il mondo che sogna è sempre più avanti, è sempre oltre il punto in cui giunge. Basta il suo protestare la bellezza di Dulcinea contro una realtà che gliela descrive con crudezza e cattiveria per comprendere che ad irrompere sulla scena è la bellezza della fantasia, l’esaltazione del sogno e della creatività artistica. Uno spettacolo, quindi, che vuole essere un occhio analitico sulla quotidianità degli uomini che troppo deliberatamente si lasciano coinvolgere in un turbine di eventi che esulano dalla sua natura.
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