Lottare per un posto di lavoro ed ora anche con una sentenza del giudice che intima all’Ente di far rientrare gli ex-dipendenti a progetto, anche se da un mese la tanto attesa chiamata non arriva dall’Alto Calore. La paradossale storia viene da lontano. Per spiegare il dramma che vivono questi giovani, qualcuno ha pure messo su famiglia, va raccontata dall’inizio. L’obiettivo è anche dare anche un segnale a chi di colpe né ha, creando le false aspettative in chi crede che “entrando a progetto”, o con “convenzione” all’Alto Calore, così come avvenuto in passato, si sarebbe trovato poi col “posto fisso”. Altri tempi direbbe qualcuno. Coloro che contestano il posto di lavoro oggi, sono stati “nominati” sotto la presidenza Iannicelli. Poi Madaro diede loro una speranza rinnovando i contratti, ma quando arrivò Maselli tutto si fermò. Promesse, in periodo elettorale, di poter rivedere le posizioni, ma non si fece nulla. Così, nel 2008, di lavoro per questi dipendenti a progetto non c’era neanche l’ombra. “Stabilizzare”, parola d’ordine che equivale a tranquillità, i dipendenti l’hanno persa da tre anni a questa parte, perché a richiamarli non ci ha pensato proprio nessuno. Qualcuno di loro, anticipando i tempi, è riuscito a farsi riconoscere dal giudice la propria posizione lavorativa, tanto è vero che è stato reintegrato. Altri hanno seguito la stessa strada, qualcun altro ha optato per iscriversi alle agenzie interinali e magicamente ripartire da dove aveva finito: all’Alto Calore. Oggi, con la presidenza D’Ercole, scoppia la patata bollente, ereditata, ma che comunque va affrontata. Sette operai ottengono in primo grado sentenza a favore: devono essere reintegrati. Ma l’Alto Calore nicchia. Creando malumori tra coloro che non si vedono riconosciuto un diritto. Da una parte ci sono le maestranze, che accusano l’ente di facili promozioni interne, di far restyling di uffici, e ed essere parsimoniosi in altre spese. Nel contempo l’Ente crea anche un danno alla collettività perché comunque, con sentenza alla mano, senza lavorare lo stipendio agli operai verrà riconosciuto con tanto di contributi previdenziali. Potrebbe essere una soluzione comoda, ma ai sette, che tra breve diventeranno di più, perché nella stessa situazione ci sono altri (in un primo momento non avevano deciso per far causa all’Ente, ma annunciano di farlo ndr), interessa solo lavorare. Dall’altra c’è l’Alto Calore che, guardando il bilancio, trema. Perché sarebbe impensabile allargare la pianta dei dipendenti che potrebbe portare l’Ente al tracollo finanziario. Non ci sono risorse in parole povere. E si studia una eventuale soluzione: richiamare le maestranze per poi metterle in mobilità. Una situazione complicata….che si accompagna già alle tante “promesse” disattese che hanno spinto, da tre anni a questa parte, le maestranze nel baratro.
Redazione Irpinia
Testata giornalistica registrata al tribunale di Avellino con il n. 422 del 21.5.2014
- Redazione – Via Dell’Industria snc – Pietradefusi (AV)
- 082573384
- redazione@irpinianews.it
