La richiesta di arresto di Marco Milanese sarà votata dalla Camera a scrutinio segreto, con il voto elettronico. È questa l’indicazione comunicata dal presidente della Camera Gianfranco Fini ai capigruppo di Montecitorio. Respinta quindi la richiesta del Pdl di votare con il sistema delle palline, per garantire meglio la segretezza del voto. Fini ha infatti ricordato che il regolamento prevede il ricorso alle palline solo quando si registrano problemi al sistema elettronico. Niente da fare dunque per l’ultima carta giocata dal Pdl. Che, già in occasione del voto su Alfonso Papa – il deputato del Pdl ora detenuto nel carcere di Poggioreale e travolto dall’inchiesta sulla P4 – si era sollevata contro il ricorso al voto elettronico denunciando la scelta di alcuni deputati dell’opposizione di rendere noto il loro voto (strada peraltro battuta in quell’occasione anche dai leghisti vicini a Roberto Maroni). L’obiettivo, del Pdl era dunque impedire che, come successe il 20 luglio, i deputati potessero usare l’indice della mano sinistra per rendere palese la loro posizione. Fini ha però rigettato il tentativo del Pdl facendo appello «al senso di responsabilità di ciascun deputato e dei rappresentanti di gruppi». La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha discusso oggi a lungo della questione, dopo che il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha chiesto che si votasse con le palline. Il presidente della Camera ha però difeso la scelta del sistema elettronico ricordando l’articolo 55 del regolamento della Camera con il quale si stabilisce «che si può votare con le palline solo in caso di malfunzionamento del dispositivo elettronico». Lo stesso presidente della Camera ha poi respinto l’altra richiesta avanzata dai capigruppo del Pdl. Che ieri avevano sottolineato la volontà di sollevare il problema del quorum alla Camera vista l’assenza di Papa, ora agli arresti nel carcere di Poggioreale. Durante la conferenza dei capigruppo, Fini ha quindi ricordato che la Costituzione riconosce alle Camere il diritto di pronunciarsi sulla restrizione della libertà dei suoi membri, restrizioni che inevitabilmente producono «effetti» sulla composizione dell’assemblea. Secondo quanto hanno riferito alcuni partecipanti alla riunione dei capigruppo, Fini ha rimarcato che, se passasse la tesi che senza Papa non ci sarebbe il plenum dell’aula, «finirebbe per travolgere tutte le votazioni che sin sono avute dall’autorizzazione dell’arresto di Papa, comprese quelle sulla fiducia al governo e sull’approvazione della manovra».
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