Avellino – Le segreterie provinciali di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uilcem Uil e Ugl Energia, sollecitate dai lavoratori dell’ACS, indirizzano attraverso i segretari F. Fiordellisi, A. Olivieri, C. Donnarumma e G. Famiglietti , una dura lettera al presidente dell’Alto Calore Servizi, Franco D’Ercole. “Siamo venuti a conoscenza di situazioni incresciose che si sviluppano giornalmente nell’ambito della Società senza alcuna comunicazione, informativa o contrattazione con queste organizzazioni – scrivono -. La situazione di disagio e confusione che i lavoratori vivono quotidianamente è arrivata ad un punto di non ritorno. Forti sono le preoccupazioni per come l’Amministrazione sta gestendo l’ACS da diversi mesi”.
In particolare, le organizzazioni si dicono preoccupate per la questione affidamento del Servizio idrico integrato, che ad oggi ancora non si è concretizzato. “Purtroppo – accusano – si pensa ad altro e non si riesce ad essere incisivi su di un argomento così importante per la vita della Società e dei suoi lavoratori. Si deve pensare, a questo punto, che qualcuno abbia la certezza dell’affidamento, oppure che si voglia il privato, giustificandolo per ragioni economiche, dopo aver prosciugato tutti i conti, per fini politici, come risulta nei fatti. Ci dispiace – aggiungono – dover essere così critici ma, purtroppo, i fatti ci danno ragione”. Secondo le organizzazioni di categoria, gli argomenti da sottolineare sono molteplici : “Dallo straordinario svolto dai lavoratori e non pagato; ai chilometri accumulati con mezzo proprio e non pagati; al premio di risultato non elargito; ai soldi elargiti, però, a due Dirigenti, di cui uno ad un mese dal pensionamento, per un totale di €. 250.000,00 ( 150.000,00 + 100.000,00); al personale assunto con contratto con Agenzia Interinale; all’indennità per maggiore percorrenza kilometrica non elargita a tutti i lavoratori trasferiti alla sede di Mercogliano; a tutti i traslochi fatti ed a farsi che hanno creato una confusione totale perché effettuati senza alcuna valutazione o programmazione; al fitto di parte di un capannone a Pianodardine; a tutti i lavori che sono stati effettuati ed a tutti quelli in corso d’opera; agli studi privati e politici, faraonici, che consiglieri fanno realizzare alla sede centrale ed in altre sedi della Società, togliendo spazio ai lavoratori; alla questione dei telefonini gestita nel peggiore dei modi; alle promozioni continue che vengono effettuate e quasi tutte di riferimento politico; al nuovo parco auto; alle premialità corrisposte ad un Dirigente; ai molteplici trasferimenti che subiscono i lavoratori; alle mansioni tolte a molti lavoratoti; a convenzioni esterne; ai lavori di giardinaggio comandati a più ditte; alle gare di affidamento che sono sparite; allo straordinario in genere, principalmente quello che si svolge in alcune segreterie, oltre 100 ore mensili procapite; ai regolamenti per progressioni interne che arrivano dopo aver gratificato chi si voleva; alla Società Patrimoniale sciolta, a chiacchiere, senza fare i conti con l’Assemblea dei Sindaci Soci che deve approvare o ratificare sulla questione, ma che non si convoca; alla questione della proprietà, sia della sede centrale di Avellino, che di quella di Mercogliano , che risulta ancora ad oggi, la prima della Società Patrimoniale e la seconda della Cassa del Mezzogiorno ex Asmez. A tal proposito – incalzano le organizzazioni – sembrerebbe che un consigliere sia intenzionato a vendere l’immobile di C.so Europa e successivamente costruire sul suolo della sede di Mercogliano (AV), dopo aver comandato ad imprese innumerevoli lavori con notevole dispendio economico”.
Quest’ ultima problematica è molto delicata. “Sicuramente – minaccia il sindacato – potremmo interessare la Procura della Repubblica di Avellino e Napoli e di conseguenza sia la Finanza che la Corte dei Conti”.
Di qui un messaggio chiaro a D’Ercole: “Sigor Presidente, si intende bene quali siano le criticità della Società. Gestire un Ente, una Società è un dovere civile, non si può scambiare il tutto come se si stesse a casa propria, perché, anche in quel caso, si deve dare conto alla propria famiglia. Eravamo fiduciosi in questa nuova Amministrazione, ma ci siamo dovuti ricredere, anche perché non riusciamo a riconoscere ed a comprendere bene i ruoli. Nell’ACS dobbiamo constatare, nostro malgrado, che chi comanda, nel vero senso della parola, dispregiando tutti e calpestando il dettato contrattuale è un’altra persona che fa il bello e cattivo tempo, come e quando vuole, e lo fa anche a discapito dell’ACS stessa. Difatti fuoriesce, con il Comune di Montemiletto ( implicito l’affondo al vicepresidente Abate) dalla Società arrecando un danno notevole e facendo perdere, alla stessa, circa 2.500 utenze. A tal proposito non abbiamo e, non si capisce perché, ancora rimosso i contatori degli utenti e non si è ancora sezionata la rete del Comune, applicando i misuratori in entrata, o questi lavori sono stati già fatti dalla MOSE, cosa che sarebbe fuori regola se non proprio illegali. Non si sono ancora fatti i conti sia con gli utenti che con il Comune. Sappiamo solo che gli utenti di Montemiletto non pagheranno più l’acqua. Il povero pensionato di Avellino si, loro no. Questo è molto grave perché le conseguenze di una gestione così fallimentare, poste in essere, ricadranno sicuramente sulla responsabilità del Legale Rappresentante e sul bilancio dell’ACS”. La bocciatura del sindacato è netta. Per questo le organizzazioni annunciano battaglia: “Insieme ai lavoratori attiveranno ogni forma ed azione di lotta, al fine di far rientrare la gestione della Società sui binari giusti, ottemperando al dettato Contrattuale che pone le stesse in una condizione partecipativa o funzionale di responsabilità a difesa dell’ACS e dei suoi lavoratori”. Le stesse, pertanto, chiedono al presidente un urgente incontro “per discute di tutto quanto innanzi evidenziato”.
