Avellino – Il Clan H presenta ‘Contrapposti’

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Avellino – L’associazione culturale Clan H presenta i saggi di fine corso del laboratorio di espressione teatrale diretto da Salvatore Mazza. Così, il centro sociale Samantha della Porta di Avellino è pronto ad ospitare giovedì sera, alle ore 20:30, l’entrata in scena di ‘Contrapposti’. La performance è costituita dall’unione di due copioni di genere opposto: ‘Girotondo’ di Arthur Scnitzler nella prima parte, ‘La Lupa’ nella seconda. Ma partiamo dalle biografie: Arthur Schnitzler nasce a Vienna il 15 Maggio 1862 nella Praterstrasse, chiamata allora Jägerzeile, al terzo piano dell’edificio attiguo all’Hotel Europa, come lui stesso scrive nell’autobiografia ‘Giovinezza a Vienna’. Il padre è professore universitario e direttore del Policlinico e avviò il figlio agli studi medici. Schnitzler si laurea in medicina nel 1885 e inizia la pratica nell’Imperialregio Ospedale di Vienna. Contemporaneamente si dedica alla scrittura di poesie e novelle, ma solo dopo la morte del padre (1893) decide di abbandonare definitivamente la medicina. Le prime pubblicazioni sono i racconti Ricchezze (1891), Il figlio (1892) e il ciclo di atti unici Anatol (1983). Il successo arriva con la pubblicazione della novella Morire (1984) e la rappresentazione della commedia Amoretto avvenuta al Burgtheater il 9 ottobre 1895. Gli anni fino al 1918 sono molto produttivi e vedono la pubblicazione di novelle, opere teatrali e un romanzo Verso la libertà (1908). Molti episodi segnarono la sua vita e lo portarono sempre più ad una riflessione introspettiva: la malattia fisica (l’otoschlerosi), la seconda guerra mondiale, gli attacchi della stampa antisemita in seguito alla rappresentazione di Girotondo, il divorzio dalla moglie nel 1921 e, infine, l’esperienza più terribile della sua vita, il suicidio della figlia nel 1928, che lui commenta nel suo diario con queste agghiaccianti parole: “Quel giorno di luglio la mia vita si è conclusa. Gli altri non lo sanno e talvolta non lo so neanche io”. Muore a Vienna il 21 ottobre 1931 a causa di una emorragia celebrale. Riposa nell’ala ebraica del Cimitero Centrale di Vienna. Girotondo (1896-97) è un’opera teatrale composta da dieci atti unici, ogni atto ha due personaggi che ruotano per tutta la pièce: nel primo la prostituta adesca il soldato, nel secondo il soldato conquista la cameriera. Nel terzo la cameriera cede al giovane signore, e poi il signore si incontra con la giovane signora … la signora con il marito e così via, finché, nel decimo atto, l’ultimo personaggio, il conte, incontra la prostituta. Tutte le scene hanno un tema centrale, l’incontro amoroso vissuto con distacco nei confronti della persona che hanno di fronte, amore che vivono per istinto e abitudine. All’epoca quest’opera fece scandalo: nel 1904 ne viene vietata la pubblicazione e la rappresentazione in Austria e in Germania. Solo con la caduta dell’Impero Tedesco e la monarchia asburgica viene finalmente rappresentato nei teatri. Le prime rappresentazioni, comunque, vennero accolte con polemiche e tafferugli e in alcuni casi vennero accompagnate da denunce per pubblico scandalo. Giovanni Verga, nato a Catania nel 1840, è figlio di un esponente del ramo cadetto di una famiglia di nobili origini proprietaria di terre nella zona di Vizzini, Abbandonati gli studi di giurisprudenza nel 1858, decide quindi di affrontare la carriera di giornalista e di scrittore, pubblicando a sue spese, nel 1861, ‘I carbonari della montagna’, romanzo in cui affronta i consueti temi patriottici; Nel 1872 Verga cambia ancora città, stabilendosi a Milano. Qui, dopo essersi avvicinato alla Scapigliatura, pubblica alcuni romanzi psicologici che dipingono però, spesso in maniera negativa, ancora il mondo dell’alta borghesia, come ‘Eva’, ‘Tigre reale’ e ‘Eros’, anche se già all’interno di questi scritti s’intravedono i segni di un cambiamento. La novella ‘Nedda’, pubblicata nel 1875, è infatti considerata dai critici il primo vero avvicinamento di Verga al verismo tramite un bozzetto siciliano e rusticano i cui protagonisti sono degli umili contadini; negli anni successivi appaiono poi altre novelle di questo tipo, come ‘Rosso Malpelo’, ‘Cavalleria rusticana’ (poi trasportata da Pietro Mascagni in un’opera lirica omonima), ‘La lupa’, ‘Jeli il pastore’ e ‘Fantasticheria’, che vengono raccolte in un volume dal titolo ‘Vita dei campi’ nel 1880, a cui seguiranno poi le ‘Novelle rusticane’.

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