Avellino – Venti di crisi per le attività produttive della provincia di Avellino. Mentre a Morra De Sanctis i cinquanta lavoratori della Bitron Sud hanno smontato la tenda e sono rientrati in azienda in attesa del verdetto finale sul loro futuro occupazionale, questa mattina una nuova vertenza è esplosa… ad incrociare le braccia sono i centosessanta lavoratori della Valeo di Pianodardine, ex Cablauto. Dopo l’assemblea con i segretari provinciali Giuseppe Zaolino, Michele Scarpa e Gaetano Altieri, non avendo ricevuto alcuna speranza di ‘sopravvivenza’ dai vertici aziendali, i lavoratori sono passati dalle parole ai fatti: da oggi presidiano 24 ore su 24 lo stabilimento impedendo così l’entrata e l’uscita di camion e di produzione. E mentre a Pianodardine si protesta, una rappresentanza di maestranze ‘scortata’ dal Sindacato ha picchettato davanti ai cancelli della Fma di Pratola Serra: al centro della vertenza, infatti, vi è la decisione assunta dalla Fiat di non destinare alla Valeo la produzione di pezzi meccanici per la messa su strada della Stilo. Una commessa che dovrebbe essere trasferita in Tunisia a discapito dei lavoratori irpini: senza ordine lo stabilimento diventa improduttivo e quindi la chiusura è la conseguenza naturale nonchè più grave. Come hanno spiegato i sindacalisti “…nei mesi scorsi e nel corso dei numerosi vertici con i manager sembrava essere stata trovata la soluzione. Ma oggi tutto è cambiato, è stato fatto un passo indietro. Siamo infatti passati dall’annuncio di tagliare cento dipendenti sui 160 attualmente in organico presso lo stabilimento di Pianodardine ad un serio rischio di licenziamento. La mobilità dovrebbe scattare dal mese di giugno, in coincidenza con la scadenza della commessa Sevel Val di Sangro del gruppo Fiat in quanto sarebbe stato deciso di dirottare altrove le commesse precedentemente affidate alla Cablauto. Venendo meno la commessa si chiuderà il settore produttivo di Pianodardine e nel migliore dei casi verrebbe confermata solo la parte logistica”. Insomma un quadro davvero drammatico per le maestranze che in fin dei conti chiedono ai vertici aziendale solo chiarezza e il loro posto di lavoro. (di Emiliana Bolino)
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