Precari dell’Asl: presidio fisso presso la sede di via degli Imbimbo

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Avellino – Continua la protesta dei lavoratori precari dell’Asl. “A sei giorni dalla scadenza della proroga del contratto per un solo mese ottenuta il 31 dicembre 2010, – denunciano – come già preannunciato nei giorni passati noi Precari dell’ ASL Avellino comunichiamo di aver allestito, con l’ ausilio di Cgil e Cisl, un presidio fisso e ad oltranza davanti alla sede di via degli Imbimbo”. Al centro delle loro rivendicazioni, ormai da tempo, un incontro istituzionale con i vertici dell’Asl e della Regione Campania. “Prendiamo atto inoltre – osservano – che nonostante le ripetute richieste di incontro con i vari organi istituzionali, ad oggi nessun incontro né tavolo tecnico è stato ottenuto, lasciandoci nell’ abbandono totale e senza alcuna certezza per il nostro futuro. Vogliamo ricordare che la nostra precarietà si protrae da 6 lunghi anni, anni fatti di parole, promesse, umiliazioni e mancanza dei più elementari diritti. Scontiamo come sempre la miopia di un sistema politico-istituzionale lento ad agire e poco attento nei confronti delle comunità periferiche sane e parsimoniose e quasi sempre napolicentrico, dove non ci si fa scrupoli a rinnovare 1.400 precari su 1.400 in scadenza il 31/12/2010. E non solo, non si capisce perché le differenza si fanno anche nella stessa provincia dove a parità di condizioni contrattuali alcuni contratti vengono rinnovati ed altri no. Ci chiediamo perché l’ operazione di rinnovo dei contratti dei precari, che ricordiamo ad oggi nessuna legge ne vieta nello specifico la proroga, non possa avvenire anche per l’ ASL di Avellino, azienda da sempre virtuosa, poco incline agli sprechi, così come recentemente riconosciuto dallo stesso presidente della Regione Campania Stefano Caldoro”. Quindi u lavoratori rincarano la dose e confermano la loro protesta. “Proseguiremo con la protesta pacifica e rispettosa verso tutti, scusandoci nuovamente per gli eventuali disagi che potremmo provocare all’ utenza, proseguiremo sacrificando nuovamente il nostro tempo, i nostri affetti, le nostre famiglie e i nostri figli. Non permetteremo a nessuno di calpestare la nostra dignità di uomini e di lavoratori, e se necessario passeremo a forme di protesta più forti e clamorose, proveremo ogni strada fin quando non vedremo riconosciuti i nostri diritti”.

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