Folena tra la ‘coerenza’ di De Mita e gli ‘strani abiti’ di Gargani

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Avellino – Orgoglio, dignità, partecipazione alla politica dell’ascolto. Alla politica del sentimento. Che apra ai giovani e alla classe dirigente futura. E’ Pietro Folena, candidato alla Camera dei Deputati, a rivolgersi a giovani e meno giovani. A dire la sua rispetto a problematiche e prospettive comuni: Mezzogiorno e sviluppo a partire dal rovesciamento della politica fiscale, dal superamento della marginalità delle aree interne. Valorizzando le risorse locali, tutelando la forza lavoro. Il voto al Prc e all’Unione, un voto “contro la prepotenza”… Per la “democrazia”. Nel piazzale antistante al mercato settimanale della città capoluogo, il colloquio con l’ex braccio destra di D’Alema.

Bertinotti al Samantha Della Porta ha condannato il capitalismo ed ha invitato la platea avellinese alla mobilitazione di massa contro il “berlusconismo degli interessi” in nome della politica del riscatto per il Mezzogiorno, i suoi giovani e il loro futuro.
“Abbiamo bisogno di un rovesciamento delle politiche fiscali fatte in questi anni che hanno favorito le assunzioni precarie e sfavorito quelle stabili. Credo che il Sud abbia bisogno di una politica pubblica. Ho guardato con interesse alla Cassa del Mezzogiorno che ha creato clientelismo, è vero, ma comunque ha dato uno strumento. Abbiamo bisogno che le università e le regioni possano costituire uno strumento tecnologico di valorizzazione del territorio. Il Mezzogiorno è uno straordinario ponte – come ha più volte detto Prodi – verso l’Asia ma anche verso l’Africa. Bisogna smettere di pensare a questi territori come ultime carrozze. Siamo noi la futura locomotiva”.
Crede che modificare la scala mobile sia l’espediente giusto per far fronte al precariato di cui parla il centrosinistra?
“Avere un meccanismo di salvaguardia che sia agganciato al costo della vita è necessario. Non si chiamerà scala mobile ma sarà un meccanismo automatico e garantito”.
In Irpinia diverse le aziende che hanno chiuso i cancelli. Il sindacato continua a lanciare l’allarme, i lavoratori alzano gli scudi di un diritto che è stato negato: il lavoro. Qual è il messaggio che Folena si sente di lanciare agli elettori e soprattutto ai giovani delle ‘aree interne’.
“Esiste ancora un problema di marginalità in rapporto alle politiche che vedono una maggiore presenza lungo le aree costiere e del centro. Ai ragazzi, il messaggio è della dignità, della cittadinanza attiva. Finora c’è stata la politica fondata su un’idea di passività. La novità vera è l’orgoglio di un giovane e la indisponibilità a sentirsi merce. L’orgoglio, la partecipazione, la non delega. In tale ottica credo che bisogna sperimentare la sinistra nuova”.
Sono state sollevate da più parti critiche nei confronti degli “ottuagenari” della politica De Mita e Mancino rei di non dare il giusto respiro alla giovane classe dirigente. Accuse rispedite al mittente (D’Ercole, ndr) che hanno rafforzato le posizioni degli uni e degli altri. Lei come la pensa?
“Non pongo la questione anagrafica. Ho rispetto dei padri, dei nonni, degli zii. Ci sono però giovani che hanno talento. Noto che la classe dirigente chiude. Non bisogna lamentarsi ma praticare qualcos’altro”.
Un giudizio su De Mita?

“Un indiscusso protagonista della Prima Repubblica e coerente con il suo percorso politico”.
Su Gargani?
“Credo che il passaggio repentino alla destra non faccia onore alla storia democristiana”.
Cosa significa per lei Unione?
“Lotta contro la prepotenza. Ascolto del disagio e politica che riparta dai sentimenti. Parlare di numeri credo che sia offensivo”.
Trenta minuti al mercato settimanale, luogo adatto per parlare “di cose concrete e non roboanti”.
Il Partito di Rifondazione Comunista arretra dinanzi ad ‘invenzioni programmatiche’ dell’ultimora, avanza spedito tenendo alta la bandiera della credibilità. (Di Teresa Lombardo)

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