A distanza di un giorno dalla frana si cominciano a tirare le somme e si contano i danni. A fare da cornice un timido raggio di sole che si ‘nasconde’ tra le nuvole: ha illuminato il luogo della tragedia sfiorata ed ha animato una strada, Via Nicolodi che ha assunto un aspetto oseremmo dire ‘spettrale’. La Cooperativa Siulp, dove risiedono ben 32 nuclei familiari per la maggior parte appartenenti alle Forze di Polizia, sembra deserta. Le otto famiglie sgomberate, in via precauzionale dal civico 9/b dal Sindaco Galasso hanno trovato ospitalità da parenti e amici. Molti sono i curiosi che hanno voluto rendersi conto della gravità della situazione recandosi sul posto. Tra i vicoletti che costeggiano gli immobili tanti Vigili del Fuoco che, a rotazione, stanno facendo di tutto per ripulire la strada e liberare i garage e le abitazioni a piano terra dalla fanghiglia e dai detriti. Ancora scossi, pochi residenti sono ritornati in Via Nicolodi per rendersi conto dei danni e per capire quando possono ritornare a casa. A ‘vegliare’ sulla palazzina sgomberata gli altri residenti che fortunatamente non sono stati protagonisti di quello che poteva essere un dramma. Intanto nella mattinata l’ennesimo sopralluogo dei tecnici comunali che, alla presenza dell’assessore ai Lavori Pubblici Ivo Capone, stanno effettuando un intervento di canalizzazione delle acque sul luogo in cui si è riversata la frana. A seguire costantemente l’evolversi della situazione sono gli ingegneri Candela e Mario Bellizzi che hanno partecipato ad un summit presso il Genio Civile durante il quale è stato deciso, tra l’altro, di procedere all’abbattimento del casolare ubicato a pochi metri dal fronte franoso che presenta numerose lesioni. Sul fronte dell’A16, la società Autostrade ha proceduto ad un nuovo sopralluogo per valutare le misure da adottare e i primi interventi da eseguire mentre i tecnici di Palazzo di Città continuano a monitorare, 24 ore su 24, anche il ponte dell’arteria autostradale che attraversa Contrada Pennini. Secondo un primo resoconto, la frana sarebbe stata causata dal maltempo e dalle incessanti piogge che hanno caratterizzato questo inverno. Avverse condizioni meteorologiche che avrebbe contribuito al cedimento strutturale del tratto autostradale interessato già in precedenza da lesioni. E’ da evidenziare, in merito, il cantiere che da qualche giorno stava interessando proprio il tratto che ha ceduto e al momento dello smottamento gli operai della società Autostrade si erano allontanati ed è stato solo per un caso se alle 16.00 in quel movimento franoso di vaste proporzioni non siano state coinvolte né auto né tir: la corsia che costeggia quella d’emergenza era stata interdetta alla circolazione da tempo. Secondo alcune testimonianze, erano le 15.45 quando dal ponte dell’A16, all’altezza del chilometro 43+400, sono cominciate a scivolare a valle pietre e terriccio. Dopo pochi attimi un forte boato ha scandito prima il cedimento della corsia d’emergenza e poi la colata di acqua e fango. Una melma che in pochi secondi ha percorso oltre un chilometro, da un’altezza di venti metri, per battersi violentemente contro il civico 9/b: fango, tronchi di alberi, rifiuti abbandonati hanno avuto la meglio riuscendo ad abbattere il muro di contenimento che costeggia il ponte dell’autostrada. Poi la colata ha raggiunto le abitazioni a piano terra e ai residenti che, ormai nella morsa del terrore, non hanno potuto fare altro che scappare. Una tragedia sfiorata: non ci sono stati né feriti né morti fortunatamente, ma solo ingenti danni alle abitazioni. Insomma resta lo stato d’allerta. A distanza di un giorno tanta rabbia… e la preoccupazione che, da un momento all’altro e senza alcun preavviso, lo smottamento possa riprendere. Dal Genio Civile, dove è stata attivata la task-force, trapela che la situazione è tuttora ad alto rischio. Dunque: nulla è da sottovalutare. (Di Emiliana Bolino)
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