Basket – Thomas: “Siamo forti, possiamo fare bene”

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Avellino – “Sono orgoglioso di questa opportunità e spero di ripetermi ad Avellino dopo una buona stagione a Brindisi”. Omar Abdul Thomas apre così la prima conferenza stagionale dei nuovi atleti dell’Air che, agli ordini di coach Vitucci, si stanno preparando per disputare l’imminente torneo italico di massima serie.
E’ apparsa tranquilla l’ala statunitense che, aggregatosi da qualche giorno al gruppo, si sta lentamente ambientando in questa nuova realtà: “Il mio obiettivo è quello di giocare bene e di essere utile alla squadra – ha detto interpellato sul suo ruolo -. E’ ovvio che la squadra ha ambizioni d’alta classifica quindi mi metto a completa disposizione dell’allenatore che ci ha subito dimostrato di essere un grande”.
Ed è davvero bravo coach Frank visto che, secondo lui, sta lavorando al meglio per costruire un gruppo coeso, formato da tanti nuovi e soprattutto da tanti stranieri (Avellino è la più americana della seria A): “Lavorare con il mister è molto bello, stiamo imparando cose nuove che saranno molto utili per disputare una grande stagione”.
Perchè è proprio un grande campionato che i tifosi biancoverdi della palla a spicchi si augurano e, soprattutto, si aspettano: “Sappiamo di essere una buona squadra, una delle migliori, almeno sulla carta. Adesso sta a noi farci valere in campo ma non abbiamo paura di fallire, piuttosto ci stiamo impegnando per seguire alla lettera le indicazioni del coach. Siamo forti, basterà giocare come sappiamo fare”.
Determinazione e sicurezza, in pieno stile d’oltreoceano, anche se, comunque, Thomas non è uno che pensa solo alla pallacanestro. Interrogato, infatti, sui suoi hobbies, ci ha tenuto a sottolineare che prima di tutto viene la famiglia: “Ho moglie e due figli piccoli di 2 e 4 anni. Sono loro il mio primo pensiero quando non mi alleno. Poi mi piace giocare alla Wii (la console di gioco della Nintendo, ndr).
Prima di salutare i giornalisti accorsi in sala stampa, solleticato sull’argomento, il ricciuto numero 3, che può per caratteristiche giocare anche da 4, ha svelato il motivo del soprannome “Black Jesus” che gli appiopparono quando giocava ancora al College: “In una partita ho segnato ben 67 punti, da quel momento sono stato il Gesù Nero”.
(di Attilio Alvino)

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