Governo – Service tax: in Campania incidenza ‘magra’

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Sarà il pilastro delle entrate dei sindaci nell’Italia federale: la ‘sevice tax’ – l’imposta immobiliare annunciata dal governo – si annuncia particolarmente ricca nel Centro-Nord, ma non sembra destinata a dare troppe soddisfazioni a chi amministra i comuni del Mezzogiorno, o quelli lontani dalle aree più ricche di mercato immobiliare.
Secondo l’analisi de Il Sole 24 Ore Mantova, Bologna e Firenze si candidano a città regine, per quanto riguarda invece la Campania, la service tax frutterà al Comune di Napoli fondi per oltre 287 milioni di euro. L’incidenza per ogni singolo cittadino partenopeo è di 298 euro l’anno. Saranno i casertani a pagare di più: il gettito pro-capite previsto, infatti, è di 312,3 euro. A Benevento, l’incidenza è di 218,5 euro, mentre a Salerno ammonta a 269,2 euro e Avellino a 237,5 euro.
A seconda dei fattori che andranno a comporre il tributo, però, i conti per i singoli contribuenti potrebbero cambiare rispetto a oggi.
Il primo componente è l’Ici, esclusa quella sulle abitazioni principali cancellata nel 2008, ma nella tassa finiranno anche l’Irpef su affitti e seconde case, l’imposta di registro e le ipocatastali sulle compravendite.
A spingere in alta classifica i comuni grandi e quelli settentrionali sono soprattutto due fattori: il dinamismo del mercato e il livello degli affitti, che a Milano raggiunge livelli impensabili a Vibo Valentia, Catanzaro o Crotone, e il grado di aggiornamento delle rendite catastali, su cui si basa il gettito dell’Ici e quello dell’imposta di registro applicata alle compravendite. Il tasso di evasione, naturalmente, dà il proprio contributo ad ampliare queste differenze.
Il divario Nord-Sud è il primo fattore che differenzia i risultati della service tax sul territorio, ma non è l’unico perché i comuni in Italia sono 8.103, e sono collocati in contesti territoriali diversi. Un piccolo centro, piuttosto isolato, magari in aree montane, sarà costretto a contare su entrate magre, ma se la sua zona è amata dai turisti la situazione si inverte, e il saldo dell’imposta migliora insieme alla percentuale di seconde case e al numero di compravendite. Queste differenze sono destinate a rivelarsi molto più consistenti ampliando il calcolo a tutti i comuni italiani.
L’importanza dei criteri di ripartizione delle risorse – al momento ancora tutti da definire, peraltro – è dimostrata anche dal peso del nuovo tributo sul totale delle entrate comunali: a Mantova, Ravenna e Biella la service tax potrebbe coprire il 30% del bilancio municipale; in molte città del Sud, invece, non arriverebbe neppure al 10 per cento.

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