Viaggio nella memoria per Franceso Di Nardo, deportato nel ’43

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Mercogliano – Il 27 maggio scorso, Francesco Di Nardo, classe 1922, accompagnato da suo figlio Giovanni, ha intrapreso un viaggio in camper per la Croazia e la Slovenia, dove ha vissuto la tragica esperienza della guerra (6 gennaio 1942 – 8 settembre 1943), per poi dirigersi al Nord della Germania, e precisamente a Wietzendorf, dove vi è rimasto per due anni (8 settembre 1943- 28 agosto 1945) dopo essere stato deportato nel campo di concentramento. Il lager Stlag XD/310 alla periferia di Wietzendorf fu predisposto a partire dall’estate del 1941 per i prigioneri di guerra provenienti dall’Unione Sovietica, dove la fame, il freddo ed un’epidemia di tifo petecchiale uccisero migliaia di prigioneri sovietici durante l’inverno 1941-1942 e a cui sfuggì Di Nardo insieme a tanti altri prigionieri italiani che, deportati lì dai tedeschi, dopo essere stati catturati a Fiume (l’8 settembre del 1943), furono dislocati invece ad Hannover per sgombrare le strade dalle macerie e per sistemare le linee ferroviarie distrutte a eseguito dei bombardamenti, per essere poi trasferiti a Einbeck, Salzderhelden a lavorare in una fabbrica di cemento. Proprio a Fiume iniziò quindi il terribile viaggio del signor Di Nardo, a bordo dei vagoni bestiame, verso il campo di concentramento di Wietzendorf, viaggio durato diversi giorni e con una sola pausa ad Udine, dove grazie al Vescovo fu possibile mangiare qualche patata lessa, e dove furono raccolti gli indirizzi dei deportati per far recapitare notizie alle loro famiglie.
“È proprio in quei vagoni – dichiara Di Nardo – che ho provato la paura più grossa, mancava il respiro e la speranza di rivedere casa”. A Wietzendorf è stato ricevuto dal Sindaco, con il quale si è trattenuto a parlare del periodo di prigionia nel campo di concentramento, durante una mostra allestita nella casa comunale. Il primo cittadino tedesco gli ha fatto dono di una raccolta di testimonianze del periodo tradotta in italiano. Sempre a Wietzendorf Di Nardo ha incontrato la figlia del proprietario della fabbrica di cemento dove ha lavorato per due anni, la quale lo ha subito riconosciuto e con la quale ha ripercorso con la memoria quel periodo, con tanta emozione nel cuore.
“L’emozione nel rivedere quei luoghi è stata indicibile, le lacrime, tante, hanno bagnato un suolo dove ad essere calpestato è stato ogni diritto e valore umano. I lavori erano sempre pesanti e con una misera brodaglia al giorno con 200 g di pane dovevamo sfamarci, lavoravamo 12 ore al giorno vivendo ogni sorta di privazione”. Il 15 aprile del 1945 la liberazione del campo da parte degli americani mise fine ad una tragedia senza paragoni nella storia.
“Questo viaggio durato 10 giorni sarà raccolto in un dvd, preparato da mio figlio e prossimamente verrà proiettato affinchè continui a vivere sempre la memoria di quei momenti – ha annunciato Di Nardo – Ringrazio il Sindaco di Mercogliano, Massimiliano Carullo, per l’opportunità che mi dà di far conoscere la mia storia e quella di milioni di italiani in guerra deportati nei campi di concentramento in Germania, contribuendo così a trasmettere, soprattutto alle nuove generazioni, quei sentimenti e valori che ci hanno permesso di resistere a tanta sofferenza”.

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