Un consiglio provinciale “a briglia sciolta”: prendiamo in prestito l’espressione utilizzata da Giovanni Romano per inquadrare in poche parole il ‘valzer’ offerto oggi dall’assise di Palazzo Caracciolo dove tra presentazioni, esternazioni di disagi vari e passaggi da una coalizione all’altra è apparso di trovarsi di fronte a gruppi sostanzialmente diversi da quelli legittimati dal voto. Ed il dibattito che ha fatto seguito alle posizioni espresse – peraltro già fin troppo note – ha mostrato come sostanzialmente, per dirla alla Santoro maniera, si rischi di ‘inciampare sui programmi’.
Tuttavia per tutti gli eventi, soprattutto quelli più ostici da comprendere, c’è una giustificazione: ‘Le rivoluzioni si fanno se c’è un’idea, se non c’è l’idea c’è confusione’, per dirla alla Biazzo. Ma ‘Le idee valgono per quello che costano, non per quello che rendono’, replica Santoro.
Ma veniamo ai fatti.
L’assise si è aperta con l’adesione ufficiale di Antonio Aufiero al gruppo dell’Udc e con le dimissioni dalla vice presidenza della VI commissione consiliare. Un passaggio che Alberta De Simone non ha ritenuto opportuno far passare sotto silenzio perché “tollerare forme di trasformismo significa sottrarre dignità alla politica”. L’aggravante, secondo il capogruppo del Pd, sta nel fatto di effettuare un passaggio da una coalizione all’altra. Ma la stigmatizzazione della De Simone non ha scosso la new entry dell’Udc che ha usato come scusante il “ritorno alle origini cattolico-democratiche”.
E mentre qualcuno approda sul lido dello scudo crociato, altri – in questo caso Tangredi – si dichiarano indipendenti.
Parentesi che hanno preceduto la presentazione da parte del presidente Cosimo Sibilia dei nuovi ingressi in giunta di Vincenzo Sirignano ed Ermelinda Mastrominico e del reintegro del dimissionario Gino Cusano. Sostituzioni e passaggi che hanno stimolato il dibattito squisitamente politico non previsto all’ordine del giorno ma la cui formale richiesta di discussione è stata avanzata dal consigliere Giovanni Romano che nella baraonda generale ha invitato Enzo Alaia a rispettare “l’esercizio della democrazia piuttosto che le regole dello Statuto”. Richiesta appoggiata in particolare da Giuseppe Moricola che ha sollecitato il consiglio e la giunta a discutere su quello che ha definito “il loro stato di mobilità”. Nulla da eccepire se non i 5 minuti di sospensione per decidere il da farsi.
La seconda sessione del consiglio è stata aperta da Carmine De Angelis che ha qualificato la posizione di Noi Sud che resta in maggioranza ma “in modo critico”. Inoltre “ci assenteremo – ha dichiarato – ogni qualvolta gli assessori sfiduciati saranno chiamati a relazionare su qualsiasi argomento”. In soldoni, “non approveremo alcuna proposta mossa da Gnerre e Del Mastro”.
Una posizione ben nota, così come l’adesione di Salvatore Biazzo all’Udc, rumors peraltro più volte circolato ma sempre smentito dall’interessato. Ma l’ex consigliere del Pd ha la sua motivazione: “In un contesto politico di scatole vuote restare fermi è nocivo. A suo tempo ho accettato la candidatura non per motivi di appartenenza ideologica ma perché sto dalla parte delle risposte, non del problema. Tuttavia mi sono trovato a disagio nel contesto in cui ero, il Pd mi ha messo nelle condizioni di andar via”. Il passaggio all’Udc, poi, è stato maturato “perché ho riscontrato la volontà del partito di andare verso un nuovo soggetto politico”. Tuttavia “il mio voto non è merce di scambio, sarò una ‘controparte’ anche all’interno dell’Udc e non pensate – rivolto ai nuovi compagni – di aver fatto un buon acquisto”.
Maggioranza allargata, ‘anomala’ l’ha definita Romano, mentre restano in trincea, così come ironicamente dichiarato, Santoro e Moricola che, pur prendendo atto che il centrodestra “ha cambiato natura”, hanno invitato la maggioranza a non illudersi “perché – ha spiegato Santoro – i numeri non sono la politica né una consolazione. Se è vero che c’è un asse privilegiato Pdl-Udc e se è vero che c’è una maggioranza apolitica e programmatica, è proprio sul programma che stiamo inciampando”.
E un altro ‘sgambetto’ è stato quello offerto ‘sul piatto d’argento’ a Fernando Romano che, vistosi negare il diritto di intervento, ha preso atto di “decisioni che limitano le scelte democratiche” e si è dimesso da vice presidente del consiglio provinciale.
Insomma, è il caso di dire che ne sono successe di tutti i colori. Vince ‘la moda moderna’ ha commentato la De Simone che come Cassandra ha predetto tempi oscuri e di decadenza augurandosi che la dinamica oggi ‘formalizzata’ in consiglio non sia dipesa da quanto accaduto alla Regione. Se così fosse “non vorrei sentirmi un pezzo di antiquariato – ha incalzato – perché allora nessuno si occuperà più di Fma, lavoro e rifiuti ma solo della propria scalata personale”.
E se le premesse offrono tanto non meraviglierà il fatto che i consiglieri di Noi Sud, così come anticipato, abbiano lasciato l’aula alla relazione di Carmine Gnerre sul consuntivo, approvato con 18 voti a favore e 8 contrari. Maggioranza compatta sulle variazioni di bilancio (con il voto favorevole nei “nuovi” Biazzo e d Aufiero), bocciate dal Centrosinistra Alternativo e con l’astensione del Pd. Unanimità (compreso il voto favorevole di Noi Sud), infine, sui finanziamenti in conto anticipazione alla società provinciale IrpiniAmbiente e sulle linee di programmazione sulla tutela degli animali.
Ora , l’attenzione è rivolta alla conferenza stampa di domani mattina alle 11.00 in Provincia dove Gnerre e Del Mastro, gli “imputati” di Noi Sud risponderanno al mittente e all’opinione pubblica desiderosa di comprendere, per quanto sarà possibile tra i meandri misteriosi della politica, dove si nasconde la verità e le cose…non dette. Cos’altro aggiungere se non la presa d’atto di una maggioranza che avrà bisogno di altre poltrone ed un’opposizione che, seppur strutturata politicamente, non rischia neanche più l’implosione. Perché, continuando di questo passo, non ci sarà più materiale esplosivo. O quantomeno ne rimarrà ben poco. (Manuela Di Pietro)
