Salzarulo e il partito che vorrebbe. Una riflessione sul Pd oggi

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Continua la divergenza di idee, interna all’associazione ‘Territori e Nuove Generazioni’, che vede da un lato gli under ‘anta’ reclamare più spazio all’interno del percorso democratico e dall’altro uomini d’esperienza come Rodolfo Salzarulo che non ci stanno a relegare in un angolo le proprie idee e il proprio vissuto, solo per un discorso generazionale.
E proprio il sindaco di Lioni consegna ad una nota stampa la sua riflessione all’indomani della conclusione dell’assemblea provinciale del Pd. “Oggi, se le parole hanno un senso – scrive Salzarulo – devo dedurre che più d’uno dei miei giovani amici di Territori e Nuove Generazioni pensa di aver vissuto quel percorso in una gabbia. Che in quella gabbia ciascuno e tutti fossero compressi nelle proprie aspettazioni più alte. Con le ali tarpate. Deducendo solo logicamente, ben al di sotto della politica, più d’uno ha ritenuto quel percorso come un tram, su cui salire per uno o, al massimo, due, tre tappe in cordata e poi giù, verso la libertà. Quando per Territori e Nuove Generazioni si poteva dire ‘noi’, demmo il via ad un percorso dentro il PD avellinese, a valle del tesseramento del 2009, perché vedevamo il riprodursi di un modello organizzativo che non mostrava le condizioni utili a vincere il difetto genetico del PD in questa provincia, che i più definiscono semplicemente ‘il sistema’. Posto che la forma fenomenica di quel sistema aveva dato prova di sé nella formazione delle liste, e della proposta politica che condusse alla tragica sconfitta alle provinciali. Il partito a cui collettivamente abbiamo pensato sarebbe tale da rappresentare i luoghi in cui si formano i bisogni e le persone che quei bisogni consegnano quotidianamente alla politica. Uno strumento capace di essere la testa dei movimenti reali. Non la struttura burocratica posta alla testa della società in movimento e, dunque, ad essa sempre un passo indietro, inadeguata”.
IL PERCORSO ALTERNATIVO DI TNG – “Eravamo in cammino per andare oltre il ‘partito casta’ ed offrire spazi a lavoratori e ceti produttivi, giovani o non garantiti, perché fossero protagonisti della propria struttura organizzata, che si rinnova ancorandosi alle effettive trasformazioni della società e non alla mera riproduzione di se stessa come struttura. Abbiamo presentato nostre liste alle convenzioni, alle primarie e al congresso, sostenendo in autonomia Bersani alla segreteria nazionale e Amendola alla segreteria regionale. Abbiamo posto in cima ad ogni priorità la pretesa di strutturare un partito forte, in grado di generare le necessarie connessioni istituzionali, di fornire una visione unitaria e condivisa all’azione amministrativa, perché non si riduca l’azione politica agli sforzi dei singoli, e per non delegare le risposte all’unica finalità del sistema: autoriprodursi. Referente di se stesso. Noi di “Territori e Nuove Generazioni”, scegliemmo di sostenere Rosetta D’Amelio, contigua della nostra opzione congressuale Bersani – Amendola. Abbiamo dato il nostro contributo, politico e basta. IL PARTITO ‘PARLATOIO’ E LA DISFATTA NEGLI ENTI – “Poi siamo finiti dentro lo stesso tritatutto che aveva retto il partito, nel tempo tra le provinciali e le regionali, a discutere di se stesso. Nei due mesi seguiti alle regionali abbiamo istituito un parlatoio, fatto di tre sedute di direzione e tre di assemblea. In verità molto ricche. Solo che è sembrato tanto un ‘parlate pure’. Poi deciderà chi ha la ‘responsabilità di decidere’. In quei mesi di parlatoio, si consumava il grande strappo dei due Alto Calore. Il gruppo consiliare della provincia proseguiva nella sua evaporazione. Restava commissariata la Comunità Montana Alta Irpinia. Si definiva lo strappo della Terminio – Cervialto, in cui un nostro consigliere veniva chiamato a ricoprire il ruolo di assessore in una giunta di destra. E ci andava. Mentre in un altro comune dello stesso ambito veniva costituito un gruppo consiliare PD senza il sindaco e un assessore, già PD, ma persi per strada. Si assisteva alla grande confusione dell’Ato, in cui si navigava a vista, senza una bussola in grado di cogliere i tempi nuovi. E noi a discutere, giustamente, di come rinnovare. Per due mesi. Più d’uno ha detto, ed io tra questi, che la responsabilità della mala gestione del partito non è in capo al segretario, o al presidente e che, per questo, non appare opportuno chiederne la testa. Se essi non sono responsabili lo è la maggioranza che li ha eletti e li ha sostenuti. Dunque essi possono restare ma, in primis, devono rassegnare le proprie dimissioni all’organismo che li ha eletti: l’assemblea. In modo da essere, eventualmente, eletti da una nuova maggioranza a cui in seguito dovrebbero rispondere. E questo non è avvenuto. Più d’uno ha invocato, ed io tra questi, che il partito debba strutturarsi dando corpo ad un forte rinnovamento della classe dirigente, in grado di porre in essere la vera unità del partito, senza le scorie di ‘parti antiche’. In questa ottica è un dato acquisito che la Direzione è l’unico organismo veramente unitario. Dunque, al massimo la Direzione dovrebbe aprirsi alle rappresentanze dei Circoli come, peraltro, è stato approvato in una modifica statutaria nell’assemblea nazionale del 21 e 22 maggio. D’un tratto è parso acquisito che il segretario e il presidente restino al loro posto, in quanto tali e al di sopra di ogni forma e di ogni altro ragionamento. Tutto il rinnovamento consiste nella sostituzione di componenti l’ufficio politico. Mi chiedo perché mai dovrebbe essere efficace un ufficio di segreteria prodotto con nuovi nomi? Forse occorrerebbe un nuovo indirizzo! Era parsa chiara, invece, quest’altra conclusione. Perché restino in carica il segretario e il presidente occorre che siano eletti da una nuova maggioranza ed occorre che in segreteria ci siano personalità di forte autonomia e autorevolezza. Se, invece si vuole fare spazio, come è giusto, alle nuove generazioni, allora occorre eleggere un segretario e un presidente che abbiano forte autonomia e altrettanto grande autorevolezza. Non avevo ritenuto, e mi era parso condiviso dall’intero gruppo di “Territori e Nuove Generazioni”, che si potesse avere il segretario, il presidente e l’ufficio politico, tutti simultaneamente giovani, nuovi e freschi. Non ritenevo, e non ritengo, che fosse il caso di fare fughe in avanti nel corso dell’assemblea, con prese di posizione non ragionate e non condivise”.
L’UNITA’ CHE NON CONVINCE – “Oggi non riesco proprio ad attribuire valore assoluto all’unità che si prefigura: la leggo piuttosto come la riproduzione del ‘sistema’ di sempre. Mi devo, altresì, compiacere per scorgere identità di vedute tra il ‘vecchio’ Enzo Venezia, a cui va la mia stima, e il mio giovane amico Luigi Famiglietti, a cui rinnovo il mio affetto. Chino ancora la testa e torno a svolgere il mio ruolo di militante sul territorio. Dal momento che non riesco a rappresentare nessuna delle esigenze interne al partito dei tempi nuovi. Ribadisco al tempo stesso che non ritengo che alcuno si possa arrogare il diritto di rappresentare me, per quel poco che esprimo, in termini di contenuti e di forme. Noi di TNG avevamo pensato, e per parte mia assolutamente condiviso, di non divenire componente strutturata. Pensammo e dicemmo di voler essere ‘virus’ all’interno del corpo del partito, tale da contaminare tutto quel corpo con idee e metodi che vi portassero innovazione seria, nel merito e nel metodo. La perplessità consiste nel fatto che non riesco a comprendere in cosa e come il corpo del partito sia stato contaminato. Dove sia il nuovo. Quale la prospettiva”.
“Resto saldamente, e con disciplina, dentro questo partito – chiarisce in conclusione Salzarulo – perché lo ritengo unico strumento possibile per fronteggiare la crisi che sta vivendo la società oltre che la politica di questa epoca storica. Statisticamente è più facile che sbagli uno solo, piuttosto che un collettivo pensante. E’ più facile che sbagli il sottoscritto, una persona sola. Ed è corretto che torni a lavorare solo sul territorio. Perché ritengo corrette e convincenti le parole di Bersani alla recente assemblea nazionale: ‘lì, fuori, c’è tanta gente che ha bisogno di noi’. Alle sue parole personalmente aggiungo che noi abbiamo bisogno di tanta gente lì fuori. Che non ci aspetta!”

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