Avellino – Quello che è successo ieri nel capoluogo irpino, qualche coscienza dovrebbe pur smuoverla. Assistere inermi ad una giornata di ordinaria violenza gratuita in pieno centro e ai danni di soggetti deboli irrompe come un fatto tristemente nuovo nella tranquillità, almeno per quel che concerne la microcriminalità, che ha da sempre distinto Avellino rispetto ad altri centri campani come Napoli e Caserta. Accade che nella Piazza Libertà delle cartoline ingiallite anni ’70, unico gadget da acquistare per gli sporadici turisti in visita che vogliono portarsi dietro un ricordo della nostra città, un uomo, disabile al cento per cento, venga aggredito, spinto a terra, preso a calci e pugni, per due telefoni cellulari e qualche spicciolo. Ad aggredire all’improvviso il povero malcapitato 51enne mentre era seduto sui lastroni di marmo di Palazzo Ercolino, forse aspettando un autobus, forse godendosi il primo accenno di primavera, un ragazzo di soli 28 anni che forse, su questo indagano le forze dell’ordine, non ha agito da solo. Un atto di vigliaccheria non da poco: il branco che se la prende con un disabile. Lo hanno avvicinato con la scusa di chiedergli una sigaretta ma lui non ce l’aveva e quindi…giù con calci, pugni e offese rispetto al suo handicap (la vittima è affetta da parkinson dal 2001 ndr) e alla sua provenienza: “avellinese”. Altra cosa che lascia pensare che ormai questa città è abitata da gente senza scrupoli o che non ha più nulla da perdere: il ragazzo, una vecchia conoscenza dei Carabinieri, intercettato e fermato dai militari, inveisce contro di loro e li aggredisce. Una furia: colpisce i due in divisa all’addome e alle braccia e poi si aggrappa allo sportello dell’auto di servizio con tanta forza da danneggiarlo. Ieri mattina, dopo una notte in cella, per lui si sono spalancate le porte del Tribunale per il processo con rito per direttissima. Questo è certo. Meno certo è se il giovane partenopeo abbia compreso o meno la gravità del suo gesto. Non tanto per gli oggetti rubati, seppure il furto è un reato grave, ma per la violenza inaudita perpetrata ai danni di un debole, di un indifeso. Avrebbe lui (e i suoi complici ancora non identificati) potuto rubare soldi e cellulari all’uomo senza troppo sforzo considerate le condizioni fisiche di quest’ultimo. E invece no: calci e pugni.
Non è stato questo l’unico episodio che ieri ha movimentato le cronache avellinese. In pieno giorno due ragazzini, in via Mazas, hanno strattonato e buttato a terra una donna per rubarle la borsa. Bottino: 100 euro. Costa davvero così poco la dignità di una città e l’incolumità di una donna? Basta così poco per muovere due minori, magari per una bravata, a compiere un gesto che solo per la fortuna non ha avuto conseguenze gravi o addirittura irrimediabili, come è accaduto altrove?
Ma non solo…Via don Minzoni, sempre pieno giorno in pieno centro, un’anziana viene avvicinata da due giovani, presumibilmente tra i 18 e i 20 anni, che tentano di scipparle la borsetta. Lei reagisce, i due desistono, eppure la donna finisce a terra nel tentativo, riuscito, di difendere ciò che è suo.
Verrebbe da chiedersi cosa sta accadendo, peraltro proprio in un periodo in cui le forze dell’ordine stanno portando a casa importanti risultati, su tutto il territorio provinciale, per quanto riguarda la lotta al crimine organizzato (ad esempio l’arresto di Salvatore Cava ndr). Questa violenza gratuita, che ancora non sappiamo se catalogabile alla voce microcriminalità oppure assimilabile a semplici bravate di qualche giovane in cerca di insane ‘cariche di adrenalina’, da cosa nasce? E soprattutto come è possibile che ciò accada in pieno centro, di giorno e di sera, sotto gli occhi di chi passeggia e fa shopping? Avellino da sempre definita la ‘perla’ della Campania, non può diventare un vicolo di Napoli. In questa terra, dove tanta solidarietà è stata data durante quelle tremende giornate del post sisma, è giunto forse il momento di riscoprire un po’ di solidarietà tra conterranei. Qui, prima che sia troppo tardi, si devono porre argini sociali e culturali. Qui, prima che un Eduardo nostrano possa consigliare alle nuove generazioni, un po’ a malincuore, “fuitevenne”. (di Rossella Fierro)
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