Secondo giorno dello sciopero della fame messo in atto da alcuni amministratori e cittadini di Bisaccia. Dopo la manifestazione del 25 maggio, che ha visto sfilare nel paese altirpino circa 3mila persone, per protestare contro la chiusura dell’ospedale “G. Di Guglielmo” di Bisaccia, lo sciopero della fame sta impegnando un primo gruppo formato da una decina di persone, su un totale di cento, che hanno dato la disponibilità a proseguire ad oltranza fino a quando la proposta del riordino ospedaliero avanzata dal subcommissario alla Sanità per la Regione Campania, Giuseppe Zuccatelli non verrà rivista dal presidente, Stefano Caldoro. Intanto, sanitari dell’ospedale di Bisaccia stanno monitorando quotidianamente coloro i quali si stanno sottoponendo a questa estrema forma di protesta e che hanno deciso di assumere soltanto acqua.
Pasquale Gallicchio, consigliere comunale a Bisaccia e dirigente provinciale del Partito Democratico, componente del gruppo dei dieci che sta attuando lo sciopero della fame nelle sue dichiarazioni fa capire di non avere nessuna voglia di mollare e con lui anche gli altri del gruppo.
“Da due giorni – afferma Gallicchio- assieme ad alcuni colleghi amministratori e cittadini stiamo bevendo soltanto acqua. Una forma di protesta estrema messa in atto per richiamare l’attenzione del presidente della Giunta Regionale, Stefano Caldoro affinché prenda in considerazione la necessità di modificare il piano ospedaliero presentato da Zuccatelli che penalizza soprattutto l’ospedale di Bisaccia e opera dei tagli consistenti anche per le altre strutture ospedaliere irpine. La richiesta che avanziamo a Caldoro è quella di valutare la proposta di rilancio degli ospedali irpini avanzata dalla Provincia di Avellino che in una seduta congiunta del Consiglio con la presenza del vice presidente della Giunta Regionale e molti sindaci, l’ha approvata all’unanimità. In queste settimane di lotta con le nostre iniziative sul tema della sanità, siamo riusciti a creare un fronte compatto di sindaci e politici. Adesso, non resta che mettere nero su bianco da parte della Regione Campania per riaprire le speranze per le comunità e per tutta la sanità irpina”.
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