Avellino – Tribunale: dagli avvocati irpini l’appello all’Anm

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Avellino – Continua lo stato d’agitazione nel Tribunale di Avellino. Da oggi prende il via la nuova ondata di scioperi indetta dall’avvocatura irpina per protestare contro il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Avellino Mario Aristide Romano che in una nota contestò, ormai un anno fa, una sentenza ritenuta ‘troppo mite’. A luglio scade il mandato di Romano ad Avellino ma gli avvocati hanno chiesto al Csm il trasferimento del procuratore capo. L’avvocatura irpina intanto lancia un appello all’associazione nazionale magistrati e agli Enti.

Ieri si è riunito il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Avellino dove è stata ribadita e sottolineata la situazione di impasse nella quale versano gli Uffici Giudiziari del comparto civile, dove all’attivo (o al passivo) vi sono al momento oltre 20mila cause pendenti.
Così nel deliberato:

Il Consiglio dell’Ordine, “… evidenzia che i problemi più seri e rilevanti riguardano il comparto civile, reso asfittico dalla cronica carenza di organico sia di magistrati che di cancellieri, ma anche dalla disarmonica distribuzione delle udienze e sostanziale disorganizzazione delle cancellerie, come peraltro segnalato dalla locale Sezione dell’Anm nel proprio documento. Pertanto il Consiglio invita il Presidente del Tribunale ed il Consiglio Superiore della Magistratura ad assumere le necessarie iniziative tese a porre rimedio alle disfunzioni innanzi segnalate, che offendono principalmente la dignità e il decoro della professione forense. A tal fine chiede un incontro di tutti i Consiglieri con il Presidente del Tribunale sulle questioni di cui sopra; si propone altresì di instaurare un canale di interazione con la Sezione avellinese dell’Anm per il monitoraggio delle problematiche della giustizia civile e l’individuazione delle possibili soluzioni. Qualora gli organi titolari del potere di organizzazione degli Uffici Giudiziari del comparto civile non diano risposte soddisfacenti e non adottino adeguate misure nei tempi giustificati dalla gravità dell’attuale situazione, il Consiglio si riserva di convocare l’Assemblea degli iscritti per la deliberazione dello stato di agitazione o di altre forme di protesta”.

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