XII Settimana della Cultura: Montella raccontata in versi da Barbone

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Montella – Nel corso della XII Settimana della Cultura, (16 – 25 aprile 2010), con il Patrocinio del Comune di Montella, nel Complesso De Lo Monte di Montella, presso il Refettorio del Convento di S. Maria del Monte, mercoledì 21 aprile, alle ore 18.00, si svolgerà una giornata dedicata alla poesia dialettale irpina. Interverranno Carlo Ciociola, Direttore della rivista “Il Monte” e Paolo Saggese, Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud. Seguiranno le letture del poemetto “E passa lo millennio” di Tullio Barbone, le poesie dialettali di Franca Molinaro tratte dal libro “Lo perazzo”, le poesie di Agostino Astrominica interpretate da Giuseppe Della Vecchia. Ampio spazio sarà dato all’opera di Tullio Barbone, che è uno spaccato straordinario della storia di Montella dell’ultimo secolo. Sull’opera di Barbone è stato opportunamente scritto: ‘…tra le voci in dialetto, un posto a sé è occupato da Tullio Barbone di Montella, che è autore di poesie scritte nel dialetto del paese di nascita e soprattutto di un poemetto, che è un unicum nella produzione poetica irpina, in centoventi quartine di settenari in rima irregolare (sempre in rima secondo e quarto verso) dal titolo ‘e passa lo millennio’.
Questo poemetto è una rievocazione degli ultimi decenni della storia di Montella e dell’Irpinia, dal secondo conflitto mondiale ad oggi. Dalla civiltà contadina e il suo mondo cristallizzato con riti e miti, con certezze e con valori intramontabili, negli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta, fino all’emigrazione e, quindi, ad una parvenza di boom economico, che si concretizzò in queste terre attraverso le rimesse proveniente dagli emigranti. Poi il terremoto dell’80 a completare l’opera. E così piano piano cambiarono gli uomini, le donne, i bambini, cambiarono i lavori, i valori, i modelli ideali di comportamento ed etici. Di quel mondo, quello ovvero degli anni Cinquanta, che cosa è rimasto? Forse poco, forse ancora molto: certo, il paese è cambiato, è divenuto cemento e cemento, i comportamenti ugualmente sono cambiati, non ci sono più bambini per strada, non si sentono più il chiasso e le grida di monelli e di padri-padrone, non ci sono più le fuitine, più niente fa scandalo, non c’è più la fame e la miseria di un tempo, quella semplicità quasi primitiva, una fatica inverosimile, una religiosità talvolta pagana, ma in un certo senso vera.

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