“La dichiarazione del compagno D’Ambrosio, di ripulsa della scelta di De Mita capolista nella circoscrizione Campania 2, è sconcertante”. E’ quanto sostenuto dal Coordinamento irpino della componente ‘Sinistra e Mezzogiorno’ dei Ds. “D’Ambrosio si è sempre coerentemente battuto per un centro-sinistra fondato su partiti alleati ma diversi, e rispettosi l’uno dell’autonomia degli altri. De Mita capolista è frutto di una scelta che affida la rappresentanza esterna della lista a Prodi e ad un’equilibrata proiezione pubblica dei gruppi dirigenti dei Ds e della Margherita, quali essi sono, come essi sono stati definiti dalle rispettive regole interne. La scelta discende perciò da tali criteri e come tale va pienamente rispettata. Una critica al procedimento seguito ed ai criteri applicati la possono avanzare in tanti, quelli che sono convinti da tempo dell’esigenza di un’unificazione delle forze dell’Ulivo, della valorizzazione del progetto che unisce a scapito della storia che divide; quelli che sono sempre stati convinti che l’Ulivo fosse l’andare oltre i vecchi partiti e costruire un altro e diverso soggetto alimentato soprattutto dalle forze vive della società civile. D’Ambrosio vivrebbe come un torto l’essere annoverato fra di essi. Colpisce, in secondo luogo, la perentorietà della presa di posizione: l’impostazione politica della campagna elettorale dei Ds è tracciata da un comunicato stampa personale. Strana la concezione che ne emerge. A Roma, se si decide nel pieno esercizio delle prerogative proprie degli organi nazionali dei partiti si “impone”. Ad Avellino si può preannunziare, senza confronto negli organismi, una campagna elettorale “in solitario”. Insomma, si continua ad essere “liberali” a Roma e “papalini” qui
da noi. Infine sull’opportunità della scelta di marcare con tanta forza una distinzione. Essa sarebbe giustificabile, a prescindere dalla sua opportunità, se vi fosse la possibilità per gli elettori di segnalare una preferenza tra Ds e Margherita. Appare allora evidente che l’unica preoccupazione che emerge sia la salvaguardia di una identità, purtroppo ridotta a mera continuità di uno scontro localistico, i cui forti contenuti personalistici non sono stati certo proficui per i Ds irpini. Conosciamo troppo d’Ambrosio per immaginare che non sia consapevole di ciò e quindi delle implicazioni gravi, di questa inopinata polemica pubblica verso l’alleato con il quale si è deciso, a larghissima maggioranza, il percorso comune di una lista unica, peraltro annunciata come
premessa a futuri unitari scenari. Prese di posizione come queste, ed in questo momento di vigilia elettorale, rendono legittime domande preoccupate su una ‘estraneizzazione’ della componente mussiana irpina dal contesto dell’intero partito. Sorprende come quella parte della componente fassiniana legata a D’Ambrosio in alleanza locale per il governo della Federazione non se ne avveda e non ne colga le conseguenze”.
COMMENTO
Ma perchè D’Ambrosio non cambia partito? Il suo partito, ha deciso di costruire il partito democratico. Ha paura di rimanere solo alla sua tenera età… I Ds amministrano l’Irpinia insieme alla Margherita di De Mita. Forse dimenticano… L’Alto Calore è diviso a metà: 50% ai Ds, l’atro 50% alla Margherita. De Mita e D’Ambrosio, erano daccordo? Purtroppo sì. LA CAMPAGNA ELETTORALE NON PUO’ FAR DIMENTICARE TUTTO CIO’.
di Vittorio Napolillo
01/02/2006 – 15.50
