Mercogliano – Trasparenza, periferie e ‘casse’: parola a Matarazzo

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Tra i candidati nella lista “Patto per Mercogliano”, figura il giovane commercialista e revisore contabile Carmine Matarazzo. Diversi sono i punti programmatici sui quali Matarazzo ha deciso di basare la sua proposta personale. Si parte dalla trasparenza amministrativa: “E’ uno dei principi cardine cui, secondo il nostro ordinamento, deve uniformarsi l’attività della P.A., ma spesso non è così. E’ questo anche il caso della nostra comunità, amministrata in modo assolutamente ‘non trasparente’. Mi limito sul punto a richiamare l’attenzione sul sito internet del comune di Mercogliano: se si va alla sezione “delibere e determine”, non è possibile leggere nulla che rimandi ad atti ufficiali”. Altro tema caro a Matarazzo è l’integrazione delle periferie con il centro cittadino, in un’ottica di contesto urbano allargato alle realtà limitrofe, in primis Avellino e Monteforte. “In una piccolo centro come il nostro, si è per troppi decenni consentito che lo sviluppo edilizio nelle zone periferiche avvenisse in modo disarmonico e senza una regolamentazione urbanistica “attualizzata”: il che si è tradotto in una totale mancanza di interventi innovativi sulle infrastrutture che avrebbero potuto consentire una integrazione effettiva tra centro e periferie. Ed invece, in assenza di interventi, è accaduto che una zona estremamente vitale per il commercio come Torrette, si sia nel tempo identificata come realtà del tutto autonoma rispetto al centro. Mentre le vicine zone montane, mai adeguatamente valorizzate sotto il profilo turistico, sono rimaste via via a giacere in uno stato di inspiegabile “abbandono”. Un valido strumento per la realizzazione di una effettiva integrazione del centro con le periferie può essere il nuovo Piano Urbanistico Comunale, di cui necessariamente dovrà dotarsi il nostro comune, che ancora si regge su un vecchio piano redatto negli anni ’80”. Infine Matarazzo tocca la situazione finanziaria e contabile dell’ente: “Se c’è un problema di cassa corrente questo deve esser stato necessariamente causato o da un eccesso di spesa, o da una inesatta indicazione nel bilancio previsionale delle entrate. Al riguardo i nostri amministratori uscenti si giustificano sostenendo che la carenza di liquidità derivi dall’abolizione dell’ICI sulla prima casa: eppure un buon amministratore, che necessariamente dev’essere anche un buon contabile, avrebbe dovuto redigere l’ultimo bilancio previsionale tenendo conto che detta imposta era stata già abolita”.

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