Tentata rapina alla Gioielleria “Gioe”: condannato anche Stefano Giella

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AVELLINO- Tre anni e otto mesi di reclusione per concorso in tentata rapina. Questa la condanna emessa dal Tribunale collegiale di Avellino, presidente Lucio Galeota, nei confronti di Stefano Giella, accusato di aver partecipato all’organizzazione del fallito raid alla gioielleria avvenuto a Torrette di Mercogliano il 22 ottobre 2024, che ha scelto di essere giudicato con il rito ordinario. Il pm Francesco Santosuosso aveva invocato una condanna a tre anni e sei mesi.
LA SENTENZA GUP E LA TENTATA RAPINA
Quattro condanne ed un’assoluzione nel processo con rito abbreviato per gli imputati della tentata rapina alla Gioielleria “Gioie” di Torrette di Mercogliano avvenuta il 22 ottobre 2024. Il Gup del Tribunale di Avellino Giulio Argenio ha condannato Francescocarlo Liotti, difeso dal penalista Costantino Sabatino a 4 anni di reclusione e 2.400,00 di multa, per cui la Procura aveva invocato una condanna a sei anni. Ciro Velotti e Vincenzo Fortunato a 3 anni e mesi 4 e 2.200,00 di multa, Di Lernia Alessio ad anni 3 e 1.800,00 di multa. Per Liotti , Velotti e Fortunato disposta anche l’ interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, difesi dagli avvocati Salvatore Operetto, Andrea Cilento e Antonio Di Palma. Salvatore Di Martino, difeso dall’avvocato Davide Noli, assolto per non aver commesso il fatto.  La tentata rapina era avvenuta il 22 ottobre 2024 a Torrette. Le due donne che componevano il gruppo riuscivano a farsi aprire fingendosi interessate ad un acquisto; in quel frangente, gli altri quattro complici (di cui uno all’epoca dei fatti minorenne), tutti travisati, giunti dinanzi al negozio a bordo di una autovettura VW T-Roc con targa.contraffatta, davano inizio all’azione criminosa. In particolare, mentre uno di loro restava alla guida dell’auto, gli altri tre, armati di una pistola e di un fucile, irrompevano nell’esercizio.commerciale, non riuscendo tuttavia nell’intento per la reazione di un commerciante vicino
alla gioielleria. Agli stessi veniva fornito supporto logistico ed organizzativo da altre due persone, uno dei quali era Giella incontrate presso un autolavaggio, dove il gruppo criminale, proveniente da Napoli, aveva programmato le attività preparatorie e dove veniva prelevata l’autovettura utilizzata per l’azione criminosa
GIELLA: AVEVO DIMENTICATO IL CELLULARE ALL’AUTOLAVAGGIO
Davanti al Collegio presieduto dal giudice Lucio Galeota, l’imputato Giella ha scelto di rispondere alle domande, a partire da quelle del pm Francesco Santosuosso.
Lei dove stava alle 10 del 22 ottobre 2024? “Stavo all Autolavaggio dove all’ epoca lavoravo in nero”. Il suo telefonino era in suo possesso? gli ha chiesto il presidente Galeota. “Si stava nell autolavaggio, stavo lavando una macchina e l ho lasciato nell’ufficio”. “Come mai il suo cellulare ha avuto contatti con il cellulare di Di Martino (uno degli altri partecipi alla tentata rapina)? “La sera prima l’ ho lasciato nell autolavaggio e la telefonata dal cellulare di mia madre ero io stesso a telefonare con il cellulare di mia madre”. “Della rapina non sa niente “?
No. Non conosco nessuno”. Anche la difesa, l’avvocato Rolando Iorio, ha proposto una serie di domande a chiarimento all’imputato. “Ho lavorato Da settembre 2024 fino ad aprile del 2025 nell’autolavaggio” ha spiegato Giella. “Nell ottobre 2024 lavoravi in quel lavaggio?” Gli ha chiesto l’avvocato Iorio: “Si”. Ha anche spiegato che non era la prima volta che dimenticasse il cellulare. “Quando lavavo le macchine- ha spiegato Giella- indossavo una tuta e gli effetti personali li lasciavo nella scrivania dell ufficio”. E sul tentativo di chiamata alle 7:49 del 22 ottobre dal cellulare della mamma, ha spiegato : “Avevo chiamato io con il cellulare di mia mamma e volevo assicurarmi che il telefono fosse nell’ufficio”. L’avvocato Iorio ha chiesto infine dove si trovasse verso le 10:20 del 22 ottobre 2024: “Stavo lavorando, stavo lavando due o tre macchine”. E ancora:
La mattina del 22 ottobre ti sei mai recato alle 5 di mattina a Napoli? “No mai, ero a casa”.
L’ARRINGA DEL PENALISTA IORIO
Nella sua arringa, il penalista Rolando Iorio ha messo in evidenza come l’unico indizio che rimanda a Giella e al suo presunto concorso nella tentata rapina sia legato proprio al telefonino da cui sono partite chiamate verso i complici del raid fallito.
“Perché tutta gira attorno a questo telefono cellulare- ha spiegato Iorio- ma non è così. Un processo indiziario con un solo indizio, senza quella pluralità di indizi precisi, gravi e concordati che abbiamo sempre sentito richiamare nei nostri studi. Ma un solo indizio. Giella ci ha dato una spiegazione logica, ha spiegato che lavorava in nero nell autolavaggio. La ricostruzione logica prospettata da Giella e’ legata al telefono cellulare, custodito nell’ufficio del titolare della autolavaggio. Ha anche aggiunto di non essersi preoccupato del cellulare e di aver chiamato per un timore chiaramente comprensibile il giorno dopo. Una spiegazione logica che non ba elementi che lo smentiscono. Nessuno degli altri imputati ha parlato di un coinvolgimento di Giella Stefano. A partire dalle due donne, che non hanno avuto remore nell’indicare il complice irpino, che aveva fornito la vetture. Le due computate non hanno parlato di un altra persona di Avellino che affiancasse Liotti. Se non hanno avuto paura di nominare Liotti e altre quattro persone, perché avrebbero dovuto salvare Giella?”.