Roma – Ciampi premia l’Irpinia della gente e dei sindaci

0
284

Roma – Onore all’Irpinia, alla Campania, alla Basilicata. Onore al sacrificio di tanti piccoli e grandi eroi. Onore agli ‘angeli’ del terremoto che insieme alla gente dignitosa restituirono pietra dopo pietra il volto alle terre sventrate dalla furia omicida dell’80: 3mila vittime, 10mila feriti e circa 300mila senza tetto. Omaggio ai sindaci e ad un’intera classe dirigente, a volte nel mirino dello “sciacallaggio politico”. Medaglie d’oro per non dimenticare. Per andare avanti in nome di uno slancio di vera partecipazione, “esempio della più alta testimonianza di una grande Nazione quale è l’Italia. E’ l’Italia di cui essere fieri. L’Italia in cammino verso l’Europa e il Mediterraneo. L’Italia fatta grande dagli Italiani”. L’Italia dalle mille sfaccettature ma legata ad un unico e grande comune denominatore: la solidarietà. Una storia recente, insegnamento di vita affinché la parola d’ordine continui ad essere: prevenzione.
Solenne la cerimonia di consegna delle Medaglie d’Oro al Merito Civile ai Comuni della Campania e della Basilicata meritevoli di essere stati portatori del riscatto. Della rivincita. A Palazzo del Quirinale: il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, il Vice Presidente del Senato della Repubblica Francesco Moro, l’on. Vittorio Tarditi, dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta, il Senatore a vita Emilio Colombo, i Presidenti della Giunta e del Consiglio Regionale della Basilicata, gli on. Vito De Filippo e Filippo Bubbico, il governatore della Campania Antonio Bassolino e il presidente del Consiglio Sandra Lonardo Mastella, il Commissario Straordinario del Governo per l’Emergenza a seguito del terremoto del 1980 Giuseppe Zamberletti, l’ex Ministro al Mezzogiorno Salverino De Vito, l’on. Ciriaco De Mita, il sen. Nicola Mancino, l’on. Antonio Maccanico, gli europarlamentari Alfonso Andria e Giuseppe Gargani, l’on. Stefano Vetrano il senatore Angelo Flammia, gli on. Cosimo Sibilia, Mario Sena, Franco D’Ercole, il Vescovo di Avellino Mons. Francesco Marino, la Presidente della Provincia di Avellino, Alberta De Simone, il sindaco di Avellino, Pino Galasso, l’ex Prefetto di Avellino Claudio Meoli e l’attuale Costantino Ippolito, il Comandante della Guardia di Finanza Bartolomeo D’Ambrosio, dei Vigili del Fuoco Serafino Vassalli, del Corpo Forestale dello Stato Evaristo Ferrantino, il Questore Vittorio Rochira, l’assessore della Regione Campania, Angelo Montemarano, il Tenente Colonnello del Comando Provinciale Carabinieri Avellino, Giovanni De Blasio, i sindaci: di Avellino Giuseppe Galasso e la delegazione di Piazza del Popolo Antonio De Fazio, Giuseppe Vetrano, Nicola Poppa e Vincenzo Sbrescia; di Sant’Angelo dei Lombardi Antonio Petito e l’allora primo cittadino Rosanna Repole (la donna che non ci sembra azzardato definire, sindaco coraggioso). E ancora Rosetta D’Amelio assessore regionale nonché sindaco di Lioni nell’80, Marcello Arminio sindaco di Bisaccia, Carmine Basile di Calabritto, Vito Marchitto di Calitri, Giuseppe Melillo di Caposele, Vito Farese di Conza della Campania, il Commissario straordinario Salvatore Palma di Lioni, Gerardo Capozza di Morra De Sanctis, Nunzia Barile di Salza Irpina, Leona Festa di San Mango sul Calore, Teodoro Renzulli di San Michele di Serino, Valentino Bellino di Sant’Andrea di Conza, Adriano, Adriano Mazzone di Senerchia, Antonio Guarino di Solofra, Maria Antonietta Del Fante ritira per Teora, Vincenzo Lasprogata di Torella dei Lombardi. Venticinque anni dopo. Di ferite mai rimarginate. “Sono ferite su cui il tempo non sembra avere alcun potere se non in quella grande risposta di solidarietà e di capacità amministrativa che si evidenziò nell’accompagnare e governare l’enorme tragedia umana (…). Nonostante la sofferenza segnasse di disperazione paesi bellissimi e suggestivi, nonostante il senso di precarietà che si avvertiva e la condizione di bisogno che si percepiva, la Basilicata non si perse d’animo e seppe reagire con immediatezza e tenacia, ritrovando sempre più fiducia e speranza verso un futuro di sviluppo e di normalità che le sembrava ormai compromesso”. E’ l’intervento di apertura del presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo. “Dove c’è il rischio cresce anche ciò che salva”, una frase presa a prestito “da un grande pensatore del novecento che fa comprendere come anche dietro il senso di devastazione più imponente si celi sempre una possibilità da cui ripartire”. E così è stato anche nell’80.
“Il pensiero – continua il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino – è rivolto alle vittime del terremoto che per le sue dimensioni può essere paragonato ad una guerra. Uno spartiacque morale, umano. Un’intera Italia si divise. Attraverso quella tragedia, la Nazione dette vita ad uno straordinario slancio di solidarietà. Protagonisti i sindaci, i Comuni, i volontari. Si crearono rapporti umani che esistono ancora. La ricostruzione ha avuto facce e aspetti diversi: l’urbanistica e i sindaci dal ruolo encomiabile ma anche errori ed illegalità. Nell’insieme, le luci sono state maggiori delle ombre. Oggi le zone interne della Campania presentano tassi di sviluppo… passi in avanti dell’Irpinia, del Sannio, del Salernitano”. “Lo sguardo nostro – continua Bassolino – è rivolto al futuro. Vediamo come queste aree possano diventare il tessuto connettivo per trasformare il Mezzogiorno in una piattaforma logistica. Occorre concentrare investimenti pubblici e privati (…). Ci siamo sforzati di andare avanti nel piano di protezione antisismica: prima Regione ad adottare il piano, il Centro di competenza regionale, la scuola di formazione permanente sul rischio sismico”. Rispetto del territorio, sviluppo per guardare ai giovani ma ancora una volta… prevenzione che sconfigga la violenza della natura.
“Era il novembre del 1980. Un terremoto di magnitudo 7, per 80 interminabili secondi colpì duramente le regioni Campania e Basilicata, provocando vittime e lasciando senza tetto 300 mila italiani. Scattò, in tutto il Paese, una naturale solidarietà; partirono una serie di aiuti e soccorsi. Da allora si può dire che le strutture della Protezione civile in Italia iniziarono a consolidarsi”. E’ l’immagine indelebile del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. “La memoria di quella tragedia deve indurci in primo luogo a profondere il massimo impegno nell’attività di prevenzione e di pianificazione dei soccorsi. A distanza di 25 anni, possiamo affermare che quel disastroso terremoto costituì un punto di svolta nell’organizzazione di una moderna protezione civile in Italia. E quell’evento ha segnato un’inversione di tendenza, facendo sì che Stato, Regioni ed Enti locali pervenissero, nel giro di pochi mesi, all’elaborazione di un sistema in cui il coordinamento di tutti i livelli territoriali e il concorso di tutte le forze operative costituissero un sistema unitario in grado di poter funzionare in maniera efficiente. Le situazioni di emergenza che si sono verificate successivamente hanno dimostrato la validità del lavoro comune svolto dalle diverse componenti istituzionali centrali e locali e dal volontariato. Ora, la cooperazione tra gli enti deve soprattutto puntare alla prevenzione utilizzando al meglio le risorse offerte dalla moderna tecnologia per minimizzare le conseguenze delle calamità naturali. Le medaglie che consegno oggi – ha concluso il Capo dello Stato – intendono rendere omaggio allo spirito di sacrificio, all’impegno civile e al senso di solidarietà di cui le popolazioni coinvolte diedero prova, pur fra tante difficoltà, sia nei giorni immediatamente successivi al sisma, sia nella lunga, laboriosa fase di ricostruzione”.
A Roma le più alte cariche dello Stato per dire: dalle macerie si può risorgere. (di Teresa Lombardo)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here