Fatture per tre milioni in pieno lockdown: così e’ nata l’inchiesta sul giro milionario

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SOLOFRA- In pieno lockdown “italiano”, ovvero tra il 9 marzo e il 18 maggio 2020 a causa del Covid, mentre tutto il settore terziario mondiale, compreso quello della concia era fermo, c’era una società di Solofra che stranamente avrebbe continuato ad operare emettendo fatture e note di credito per tre milioni e settecentomila euro a fronte di acquisti per poco piu’ di quarantamila euro . Nel 2020 in totale le fatture avrebbero raggiunto quota 8 milioni di euro. Cosi’ nel 2021, quando sempre in periodo di emergenza Covid c’erano state fatture per tre milioni e duecentomila euro. La C.S.I srl e’ la prima società finita nel mirino dei militari della Tenenza di Solofra, che ieri hanno eseguito tredici misure cautelari ricostruendo e svelando un sistema di false fatturazioni milionario, almeno 350milioni in tre anni. La C.S.I Srl, una tra le sei ditte e società che Nicola Vignola, classe 75 di Solofra, gestiva, avrebbe secondo quanto i militari agli ordini del capitano Pinto hanno rilevato grazie ai sistemi in uso alle Fiamme Gialle, continuato ad emettere fatture anche a seguito della dichiarazione di fallimento della società nel luglio del 2021. Undici milioni e mezzo di fatture. Da questa società è partita l’inchiesta che ha avuto due fasi fondamentali. La prima con sequestri e perquisizioni scattate nel 2021 tra Solofra e Montoro e la seconda con intercettazioni e sorveglianza delle sedi delle società che avevano avuto rapporti con la C.S.I srl, scoprendo una miriade di società, che spesso non avevano né sedi né personale ma emettevano fatture milionarie e ricostruendo il meccanismo di frode, molto simile a quello della cosiddetta frode carosello, grazie ai vari ruoli esercitati dai partecipi e alla collaborazione di due professionisti, anche loro destinatari di una misura interdittiva per un anno dall’esercizio della professione.
LE MISURE APPLICATE
Nicola Vignola e’ uno dei destinatari della misura cautelare agli arresti domiciliari eseguita ieri dai militari delle Fiamme Gialle. Insieme a lui e’ stata applicata la misura cautelare dei domiciliari anche ad altri sette presunti partecipi con ruoli diversi all’ associazione a delinquere finalizzata all’ emissione di fatture false, al riciclaggio e all’ autoriciclaggio. Si tratta nello specifico di Rasoul Alladin, classe 77, Vignola Salvatore, classe 87, Scafuro Gerardo, classe 80, Pirolo Cristian, classe 1991, De Maio Pasquale, classe 76, Pisani Antonio, classe 77, Spinelli Raffaele, classe 1991. Misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza invece per Rasoul Bakri Zackaria, classe 88, Casale Pasquale, classe 72 di Altavilla Irpina e Luciano Vincenzo classe 74. Misura del divieto temporaneo di esercitare l’attivita’ di consulente del lavoro per un anno per Francesco Lissa, classe 62 di Solofra e misura del divieto temporaneo di esercitare l’attivita’ di commercialista per un anno nei confronti di Letizia Lanzuise, classe 69. Il numero degli indagati e’ di almeno 25 persone, una mole di contestazioni provvisorie, quelle contestate dalla Procura di Avellino (le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore Fabio Massimo Del Mauro) più di cento capi di accusa.
IL SISTEMA
Dall’analisi delle societa’ che avevano avuto rapporti con la C.S.I emergono una miriade di attività che oltre ad essere plurisegnalate per operazioni sospette e ingenti movimentazioni finanziarie, per la maggior parte non avevano sedi legali o personale, tutte riferite al settore conciario e alla lavorazione pelli e tutte caratterizzate da ingenti movimenti di denaro anche in epoca Covid e dal mancato versamento di imposte grazie a crediti Iva. In alcuni casi anche diciannove società intestate allo stesso soggetto. Alla fine il sistema che viene ricostruito dai militari delle Fiamme Gialle e’ molto simile ad una frode carosello.
La società A che e’ esistente, per ottenere credito Iva e deducibilità, chiede al sodalizio l’emissione di fatture che paga con bonifici in acconto/saldo della fattura emessa. B La societa’ che ha emesso la fattura inesistente, emette un bonifico istantaneo, con soldi che possono essere prelevati subito, emette altri bonifici istantanei ad una societa’ sempre inesistente per acquisto merci. C la societa’ inesistente emette altri bonifici istantanei ad altre società che fanno parte del gruppo. D Le ditte inesistenti che hanno ricevuto i bonifici dalla società inesistente si organizzano per la raccolta del denaro contante, questo attraverso la richiesta di vaglia fino all’importo di 4999 euro, per evitare le segnalazioni antiriciclaggio (che nelle indagini pure sono state diverse) E Il denaro raccolto ogni giorno viene consegnato alla ditta che ha emesso il primo bonifico istantaneo, consegnandolo ai personaggi di spicco delsodalizio. L’ ultimo passaggio è quello che grazie ai soggetti che trasportavano il contante finisce di nuovo con la consegna del denaro raccolto, meno la quota del sodalizio, alla società che era esistente e che per ridurre i costi aveva emesso i pagamenti alla società inesistente o buffer per le fatture per operazioni inesistenti per ottenere crediti Iva.
IL PRELIEVO DI CONTANTI
Migliaia di euro al giorno, con i soggetti incaricati della raccolta che girano gli uffici postali di diverse province campane, raccogliendo contanti o vaglia per importi fino a cinquemila euro. Tutto documentato dalle immagini e pedinamenti eseguiti dai militari delle Fiamme Gialle. Una cifra basta a far comprendere il giro di affari del sodalizio, quella riferita ad uno degli indagati, che nel solo 2021 aveva prelevato circa un milione e duecentomila euro in contanti con 304 operazioni extraconto.
I PROSSIMI PASSAGGI GIUDIZIARI
Per gli indagati, che sono da ritenersi innocenti fino a prova contraria, non ci sara’ l’interrogatorio di garanzia, visto che sono stati tutti sottoposti ad interrogatorio preventivo davanti al Gip del Tribunale di Avellino. Nei prossimi giorni le difese (nel collegio difensivo ci sono gli avvocati Raffaele Tecce, Marino Capone, Massimiliano Russo, Antonio Iannaccone e Gerardo Di Martino) potranno presentare ricorso per l’annullamento della misura al Tribunale del Riesame di Napoli