AVELLINO- “Il processo non funziona se manca un vero contraddittorio tra chi accusa, chi difende e chi decide”. Parola di Giuseppe Gargani, l’ex europarlamentare che da almeno quaranta anni si occupa di Giustizia, lo ha voluto rimarcare a margine del confronto promosso dal Consiglio dell’ordine e organizzato dal consigliere Raffaele Tecce su “carcerazione preventiva e presunzione di non colpevolezza”. Gargani e’ uno dei riferimenti dei Comitati per il Si al Referendum. “Io faccio parte di un comitato per il sì- ha ricordato Gargani- Ho scritto per 40 anni e ho operato in Parlamento per la distinzione — volgarmente detta “divisione delle carriere”, una parola un po’ brutta. Preferisco dei ruoli: il mestiere del pubblico ministero ha caratteristiche diverse da quello del giudice. Devono essere separati, perché il processo non funziona se manca un vero contraddittorio tra chi accusa, chi difende e chi decide.Ieri sera, a una trasmissione di Formigli, ho sentito Spataro chiamato “giudice”. Non ha mai fatto il giudice: è un pubblico ministero. La parola “giudice” significa giudicare, ma Spataro ha sempre accusato, mestiere completamente diverso”. Riguardo alla carcerazione preventiva e se questo è ancora un problema per il Paese, Gargani non ha dubbi: “È uno dei problemi più gravi perché, se il cittadino riflettesse a fondo, ricorderebbe che Francesco Carnelutti, uno dei grandi giuristi del nostro paese del secolo scorso, ha ripetuto più volte che la civiltà di un paese si misura dal processo penale e dalle carceri. Se mettiamo insieme queste due cose, visto che in Italia non funzionano, non rappresentano alcun fiore all’occhiello della civiltà del nostro paese.Dobbiamo constatare che il processo penale è ibrido e le carceri, io credo, non hanno eguali non solo in Europa, ma neanche in altri paesi”. Un passaggio anche sul libro del chirurgo Carmine Antropoli, che ha subito una detenzione preventiva durata quattro mesi e alla fine e’ stato scagionato dalle accuse:
“Questo libro è eccellente. Ne ho letti tanti, occupandomi di giustizia da anni, ma un libro così squisito, rispettoso, particolare e descrittivo della vita carceraria credo debba diventare un esempio per il Paese. Può essere istruttivo per i giovani. Dovrebbero leggerlo tutti, perché non c’è astio; c’è una descrizione meticolosa della monotonia del carcere e dell’animo superiore di un medico che esercita la propria professione più per missione che per dover essere retribuito. Questo dimostra come esista una discrepanza tra cittadini con maturità, come questo nostro professore, questo nostro medico, e le istituzioni, il governo e la governance. La mia valutazione sul libro è questa”
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