Irpinia Pride 2026: ad Atripalda il corteo per il diritto ad esistere e il ritorno della Biblioteca Umana

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Laura Perrone – “Resistono i paesi, resistono i corpi, resistono le persone. Resistono gli amori, le identità, le differenze. Perché esistere non è una concessione, è un diritto.”

Un messaggio forte, quello diffuso dall’Associazione Apple Pie Arcigay Avellino nelle scorse ore per annunciare l’edizione 2026 dell’Irpinia Pride, che si terrà il prossimo 14 giugno ad Atripalda, portando in piazza i diritti civili.

Un messaggio volto alla sensibilizzazione, al riconoscimento della pluralità delle identità che abitano il territorio e alla rivendicazione di uno spazio pubblico in cui nessuno debba sentirsi inadatto, in cui nessuno debba chiedere permesso, semplicemente, per esistere.

Gli organizzatori parlano di un appuntamento necessario, in un tempo in cui – spiegano – i “diritti vengono rimessi in discussione e c’è ancora chi vorrebbe decidere chi può esistere e chi no. L’Irpinia deve essere terra di diritti perché se un diritto non è per tutt*, diventa privilegio per poch*.” Il corteo partirà il 14 giugno 2026 da Atripalda e sarà preceduto da eventi itineranti e culturali pre-Pride, i cui dettagli saranno forniti nei prossimi mesi.

Ai nostri microfoni, il presidente di “Apple Pie”, Christian Coduto, ha evidenziato tra essi l’iniziativa di sensibilizzazione della “Biblioteca Umana” , un esperimento sociale dall’impatto intrinsecamente positivo, diffuso da anni all’estero, più di recente, in Italia e, grazie all’operato dell’Associazione, ha potuto trovare espressione e, soprattutto, valorizzazione anche nel territorio irpino.

Come suggerisce il nome, nella Biblioteca Umana i “libri” sono persone: persone che scelgono di raccontare un pezzo della propria storia, un tema significativo che fa parte della loro vita. Gli spettatori, che in questo caso sono i “lettori”, ascoltano il racconto. Si crea un legame empatico tra libro e lettore, proprio come accade quando un libro è bello e riesce a trasmettere emozioni.
È possibile fare domande ma sempre entro un limite, nel rispetto del “libro” perché non è un interrogatorio, è una storia che viene condivisa e che suscita emozioni, i cui temi trattati possono essere di ogni tipo.

Noi – prosegue Christian – soprattutto nella fase pre‑evento, abbiamo affrontato temi legati alla realtà locale, alla comunità, al sociale ma, nel tempo, i libri hanno portato argomenti davvero diversissimi. Un aspetto importante è che ogni libro non racconta la propria storia a tutti contemporaneamente. Ci sono varie postazioni, di solito due o tre libri per volta e diversi gruppi che si alternano. Ognuno vive un’esperienza raccolta, molto intensa. È un’esperienza bellissima sia da lettore sia da libro: regala emozioni profonde.”