Droga dal Lazio in Valle Caudina: esclusa l’agevolazione al clan, condanne ridotte

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tribunale di napoli

VALLE CAUDINA- L’associazione finalizzata allo spaccio operativa tra il Lazio e la Campania sgominata da un’operazione dei Carabinieri e della Dda di Napoli nel dicembre del 2023 non avrebbe operato per agevolare il clan Pagnozzi (i motivi saranno noti entro 90 giorni). E’ quello che hanno stabilito i giudici della I Sezione della Corte di Appello di Napoli, che al termine di una lunga camera di consiglio hanno dimezzato, per effetto della disapplicazione dell’aggravante, le condanne emesse in primo grado.

LE CONDANNE RIDETERMINATE
Le condanne di primo grado, inflitte dal Gup del Tribunale di Napoli Maria Laura Ciollaro il 28 ottobre del 2024 sono state riformate per tutti i quindici imputati che rispondevano del reato associativo per la droga con l’aggravante di aver agevolato il clan Pagnozzi. Tutti avevano impugnato il verdetto emesso con il giudizio abbreviato. I giudici della Corte di Appello di Napoli hanno rideterminato la pena per De Paola Aniello, per cui e’ stata disapplicata la recidiva, disapplicata la circostanza aggravante ex art. 416bis.1 c.p., e in ordine a tre reati, la condanna e’ stata rideterminata a 6 anni e 10 mesi di reclusione e la revoca della libertà vigilata (in primo grado aveva rimediato una condanna a 11 anni e 6 mesi di reclusione). Per De Paola Eugenio e’ stata esclusa la qualifica di organizzatore, disapplicata la circostanza aggravante ex art. 416bis.1 c.p e in ordine a ben dieci reati. Per lui la pena e’ stata rideterminata a 7 anni, 3 mesi e 10 giorni di reclusione; revoca della libertà vigilata (in primo grado aveva subito una condanna a 18 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione) Per De Paola Mario, a cui sono state concesse le circostanze attenuanti generiche equivalenti per il capo 1, e’ scattata una rideterminazione a 3 anni e 6 mesi di reclusione ; ridetermina la pena anche per il capo 2, disapplicata la circostanza aggravante ex art. 416bis. 1 c.p., e in ordine ad altri due reati contestati, passando a 6 anni e 10 mesi di reclusione (in primo grado aveva rimediato una condanna a 4 anni 1 mese e 20 giorni di reclusione e 9 anni, 1 mese e 10 giorni di reclusione). Lomasto Vincenzo, esclusa la qualifica di organizzatore, disapplicata la recidiva, disapplicata la circostanza aggravante ex art. 416bis. 1 c.p., in ordine a due reati contestati, ha visto rideterminata la pena ad 8 anni , 3 mesi, giorni 10 di reclusione (in primo grado era stato condannato a sedici anni di reclusione) . Anche per lui revocata la libertà vigilata. Magliocca Francesco, disapplicata la circostanza aggravante ex art. 416bis.1 c.p., e ad una serie di reati, e’ passato a 7 anni , 1 mese e 10 giorni di reclusione. Magliocca Giuseppe cl. ’70, disapplicata la recidiva, disapplicata la circostanza aggravante ex art. 416bis.1 c.p., e in ordine ad una serie di reati, ha visto rideterminata la pena a 7 anni , 2 mesi , 20.giorni di reclusione (in primo grado aveva rimediato una condanna a 13 anni, 8 mesi e 20 giorni di reclusione). Anche per lui revocata la libertà vigilata. Per Magliocca Giuseppe cl. ’87, disapplicata la circostanza aggravante ex art. 416bis.1 c.p., per il capo 2 e altri due reati, ha rideterminato la pena a 7 anni di reclusione (in primo grado aveva rimediato una condanna a 9 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione). Rideterminata la pena anche per Nika Gjergj a 10 anni, 7 mesi e 10 giorni di reclusione (in primo grado aveva ricevuto una condanna a 12 anni di reclusione) . Pagnozzi Erminio, condannato a 13 anni, 9 mesi , 10 giorni di reclusione (in primo grado aveva subito una condanna a 20 anni di reclusione). Per Pagnozzi Paolo rideterminata la pena a 13 anni , 4 mesi , 20 giorni di reclusione (in primo grado aveva rimediato una condanna a 16 anni e 8 mesi) . Per Russo Paolo 2 anni di reclusione ed 4.000 euro di multa; revoca dell’ interdizione dai pubblici uffici. Per Salsiccia Andrea, esclusa la qualifica di organizzatore, disapplicata la circostanza aggravante ex art. 416bis. l c.p., in ordine a cinque reati, ha rideterminato la pena ad 8 anni, 7 mesi , 10 giorni di reclusione (in primo grado aveva rimediato una condanna a 16 anni di reclusione) Per Sopranzi Giulia: ridetermina la pena a 7 e 10 mesi di reclusione (in primo grado aveva rimediato una condanna a 10 anni e 20 giorni di reclusione).

IL BLITZ
Un raid in un cantiere e ben 41 capi di imputazione relativi ad un vero e proprio “fiume” di droga che dal litorale laziale, da Aprilia, giungeva a Tufara Valle e da li alle piazze della Valle Caudina. Sono i numeri del blitz che la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli aveva eseguito nel dicembre del 2023. L’operazione denominata Caudium. Nella stessa giornata dell’esecuzione delle misure l’Antimafia aveva contestualmente notificato anche l’avviso di chiusura delle indagini preliminari nei confronti dei ventitré indagati finiti coinvolti nel blitz scattato nei territori di Avellino e Benevento. L’avviso firmato dai pm antimafia Simona Belluccio e Francesco Raffaele (attuale Procuratore Aggiunto di Avellino) riguardava la tentata estorsione compiuta nel luglio del 2021 da Nino Piacentile e Mario De Paola ai danni di un’impresa che stava realizzando un collegamento stradale a Castelpoto, quella di associazione finalizzata allo spaccio di stupefacenti nei confronti di quindici dei ventitré indagati e ben quarantuno capi di imputazione relativi alla detenzione ai fini dello spaccio di sostanze stupefacenti. Nella maggior parte dei casi anche relativi a sequestri operati tra il luglio del 2021 e aprile 2022. Le investigazioni dei Carabinieri avevano consentito di individuare i gestori delle “piazze di spaccio” a San Martino Valle Caudina e in località Tufara Valle di Benevento, nonché di identificare una fitta rete di “corrieri” e “pusher” e individuare uno dei luoghi di stoccaggio della sostanza stupefacente sito ad Aprilia, presso l’abitazione di uno degli arrestati. All’interno di tale immobile gli indagati provvedevano al taglio ed al confezionamento “sottovuoto” dello stupefacente, che poi veniva trasportata nella Valle Caudina. A finanziare il citato sodalizio criminale, vi era un elemento di spicco del clan Pagnozzi, il quale, forte del suo potere criminale in zona, autorizzava gli indagati al libero spaccio sul suo territorio di competenza, in alcuni casi anche supportandoli economicamente e fornendo, in un’occasione, l’auto per il trasporto della droga. Una tesi, quella dell’agevolazione al clan, che non ha retto però in secondo grado. Nel corso dell’indagine erano stati eseguiti anche gli arresti in flagranza di 5 soggetti, nonché sequestrati circa 1,5 kg. di cocaina, 5 kg. di hashish, una pistola clandestina illegalmente detenuta e 23 cartucce.