Soldi alla scuola e non alla guerra: studenti in piazza ad Avellino

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AVELLINO- Anche Avellino tra le cinquanta piazze d’Italia dove questa mattina Unionre degli Studenti e Collettivo Studentesco hanno deciso di mobilitarsi sollecitando “meno soldi alla guerra e più soldi alla scuola”. Il corteo, partito da San Ciro in direzione Piazza Libertà ha scandito gli slogan di una mobilitazione che si incrocia anche con quella per Gaza. A spiegare le ragioni di questa iniziativa, Antonio Soldi, del Collettivo Studentesco: “Come Collettivo Studentesco “Irpino”, insieme ai Giovani Comunisti di Avellino, all’Unione dei Giovani di Sinistra e all’Unione degli Studenti di Avellino, siamo in questa piazza per unirci alla Giornata di Mobilitazione Nazionale, un’onda di protesta che sta coinvolgendo l’intero Paese. Oltre cinquanta piazze, contemporaneamente, si animano nelle maggiori città italiane per esprimere con forza il dissenso degli studenti nei confronti delle politiche a matrice liberista e neoliberista. La stragrande maggioranza dei fondi pubblici – il denaro dei cittadini – viene sistematicamente dirottata verso la produzione di armamenti bellici.
​Siamo consapevoli del ruolo attivo che il nostro Governo riveste, con la sua partecipazione e compartecipazione in aziende attive nel settore bellico. Ci opponiamo a questa logica, soprattutto alla luce del recente piano di riarmo europeo che ha vincolato il nostro Paese a un investimento di ben cento miliardi in armamenti, con un balzo da trentatré a cento miliardi di euro”. Soldi sottratti alla scuola in primis: “Questa inversione di priorità comporta inevitabilmente un costante e progressivo taglio dei fondi destinati all’istruzione. L’annunciato aumento degli stipendi dei docenti, ad esempio, non è che una mera cortina fumogena che non permette un reale miglioramento delle nostre condizioni. Siamo costretti a operare in istituti che versano in condizioni precarie, spesso a rischio di crollo, e a vivere un disagio quotidiano insostenibile. Non siamo più disposti ad accettare tale stato di cose. Per questo motivo, siamo qui in piazza anche per gridare il nostro fermo “No” al genocidio del popolo palestinese. Il nostro Paese non è solo complice per i suoi silenzi, ma anche per la sua attiva connivenza. Ci schieriamo, dunque, contro questa visione del mondo e ne proponiamo una radicalmente diversa. Auspichiamo e promuoviamo una scuola che sia pubblica, laica e solidale, così come sancito e difeso dalla nostra Costituzione”.