Carnevale alle porte, l’Unpli: “Occasione di sviluppo per l’Irpinia”

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Con Sant’Antuono e l’accensione dei falò, chiamati anche focaracci o focaroni, si apre ufficialmente il carnevale in Irpinia. Un rito pagano che fa parte della civiltà contadina, tramandato di generazione in generazione ed assimilato dalla società moderna. Si brucia il vecchio per salutare il nuovo che arriva. Si chiude al buio dell’inverno per aprirsi al sole della primavera e dell’estate. Si accende il fuoco per invocare buoni raccolti. Queste iniziative hanno la capacità di contaminare e di risvegliare interessi. A Chiusano San Domenico per merito della Pro Loco si sta riprendendo l’antica tradizione de “La cattura dell’orso” in cui si assiste ad un altro tema classico quale la lotta del bene sul male. Il focarone rimane una tradizione sentita e vissuta in modo particolare nei piccoli paesi dell’Irpinia in occasione di Sant’Antuono o in onore di altri santi in diverse date dell’anno. Non è solo un carnevale ma sono molti i carnevali irpini, come confermano i cultori di storia locale il prof. Modestino Della Sala e il giornalista Aldo De Francesco, nostro conterraneo di Montemarano. Quest’ultimo ha suggerito di lanciare il carnevale con lo slogan “I Cento carnevali irpini” per far comprendere meglio che ogni paese ha il suo carnevale. Il prof. Modestino Della Sala per sottolineare l’importanza della nostra tradizione ha più di una volta lanciato l’idea di un museo del folclore e dei carri.

L’Unpli da diversi anni, forse troppi, ha lavorato per mettere insieme e a rappresentare e coordinare i carnevali irpini nel pieno rispetto della tipicità locale. Ogni paese rappresenta il proprio carnevale e tutti insieme rappresentano i carnevali d’Irpinia. Il panorama provinciale è composto da diversi modi di espressioni artistiche e popolari: tarantella di Montemarano, a cui si rifà Volturara Irpina, Torella dei Lombardi, Castelfranci, le Zeze di Bellizzi, di Mercogliano, Monteforte, Cesinali, i carri di Paternopoli (ed anche di Castelvetere che quest’anno salta) il ballo n’treccio di Forino, del Montorese, il laccio d’amore del Vallo di Lauro e del Baianese con Avella, Taurano, Pago Vallo di Lauro, Sirignano, la Mascarata di Serino, la ndrezzata di Cervinara, il carnevale della Baronia con Carife, i mesi e il funerale, oltre ai carnevali spontanei che spuntano in tutti gli altri paesi.

Il patrimonio culturale è notevole e diffuso su tutto il territorio provinciale e si rafforza grazie alla passione della popolazione. Il carnevale riesce ad essere vivo e vincente nella società di facebook e di youtube e ad attrarre l’interesse di migliaia e migliaia di visitatori molto verosimilmente perchè riesce a trasmettere contemporaneamente grande energia e a rappresentare in modo gioioso e libero l’identità creativa di un popolo composto da tutte le categorie senza distinzione di classe sociale e di sesso. La maschera rende per questi giorni tutti uguali. Il carnevale è interessante, oltre all’aspetto culturale, anche per quello economico e turistico.

E’ scontato che il carnevale muove economicamente le aziende che confezionano i costumi, artigiani, gli esercizi commerciali legati alla somministrazione di bevande e della ristorazione. Anche sotto il profilo turistico il carnevale, ma meglio sarebbe dire il periodo del carnevale, rappresenta una ghiotta occasione di sviluppo turistico abbinato all’enogastronomia irpina. Il carnevale, soprattutto nell’area di Montemarano e Paternopoli, vede la presenza di molti turisti che sfuggono alle statistiche in quanto sono ospiti presso case private e che portano ricchezza al territorio, poca ma c’è. Sul patrimonio culturale irpino, sul carnevale come sulle altre tradizioni irpine (per questo rimando ad una brochure pubblicata sul succitato nostro sito) e sulle iniziative delle pro loco si può e si deve investire per ragioni di carattere culturale, economico e turistico.

Anni addietro l’Unpli ha chiesto agli enti locali la costituzione dell’ente del carnevale e delle tradizioni irpine, quale efficace strumento per sostenere il patrimonio culturale e turistico. Rilanciamo questa proposta che si basa sulla ricerca delle nostre tradizioni in stretto collegamento con l’Università, nella diffusione di tutto il nostro folclore (già sono in atto corsi della tarantella monte maranese che vanno in questa direzione) nel sostenere i gruppi e le associazioni nella preparazione del carnevale, nel creare e rafforzare un’organizzazione turistica e nell’utilizzazione del marketing concentrato, volto a segmenti di mercato specifici, a chi è distante tre ore di distanza dall’irpinia e agli emigranti irpini e ai loro discendenti all’estero. Ciò perché l’ente può inserire il carnevale o meglio i carnevali irpini in un circuito regionale e poi nazionale, senza però snaturare il nostro grande patrimonio culturale. Da poco è ripreso il tavolo provinciale di concertazione sul turismo nato anche su una forte iniziativa dell’Unpli. Al tavolo le Pro Loco irpine ridanno fiducia per lo sviluppo culturale e turistico dell’Irpinia.

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