Napoli – Stefano Caldoro è l’uomo scelto dal coordinamento regionale campano del Pdl per la candidatura alla Presidenza della Regione Campania. Con due righe ufficiali, diffuse qualche giorno fa dallo stesso coordinamento regionale, termina la lunga discussione, dopo mesi di articolate polemiche interne, sul nome da indicare per la riconquista della Regione Campania. (A Palazzo Santa Lucia nel 1995 Antonio Rastrelli – Msi-An – governò per circa metà legislatura, sino al ribaltone del 1998).
Da oggi, dunque, Stefano Caldoro, è il candidato ufficiale alla corsa verso la presidenza della Regione Campania.
La designazione è avvenuta a Napoli alla presenza di Mara Carfagna, Pasquale Viespoli, Nicola Cosentino e Mario Landolfi e con la partecipazione dei componenti dell’ufficio regionale di presidenza del Pdl, dei coordinatori delle province e dei parlamentari campani.
Per l’Irpinia erano presenti Giulia Cosenza, Francesco D’Ercole, Cosimo Sibilia, Roberto Castelluccio, Generoso Cusano, Antonia Ruggiero, Marco Pugliese e Giuseppe Covino.
La candidatura di Stefano Caldoro rappresenta per il Ministro per le Pari Opportunità la “migliore risposta al cambiamento e alle nuove proposte” che il centrodestra intende imprimere alla politica della Regione Campania. “Bisogna scrivere una nuova pagina di cambiamento – ha dichiarato la Carfagna – senza indugi e tentennamenti”.
Per Viespoli, invece, la candidatura di Caldoro è la giusta sintesi di tutto il Pdl. “A questo punto – ha dichiarato – dobbiamo avere il coraggio di mettere in evidenza tutti i fallimenti del centrosinistra in Campania”. Per quanto riguarda il tema delle alleanze, invece, Viespoli ha definito ‘aperto’ il rapporto con l’Udc e “franco sin dall’inizio in quanto tante sono le battaglie che abbiamo condotto insieme in questa regione”.
Una indicazione unanime che da un lato conferisce massima forza e dall’altro riempie di responsabilità Stefano Caldoro che intende orientare la battaglia politica dando voce ai cittadini, alle loro preoccupazioni e alle loro speranze. Insomma, per il candidato del Pdl “la politica deve fare un passo indietro e veicolare un rapporto diretto con i cittadini”. Da qui la decisione di non istituire un comitato del presidente. “Questa campagna elettorale sarà improntata su scelte di sobrietà. I miei riferimenti saranno le sedi del partito, i comitati civici, la politica che ascolta e che sta dalla parte della gente. Sarà una campagna d’ascolto, un modello reale di cambiamento e non la solita politica di palazzo dove si discute tra pochi”.
