Riforma costituzionale, Mancino: “Si cambia con le regole di tutti”

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Provincia – Palazzo Caracciolo ospita l’anteprima del Congresso provinciale della Cgil di scena oggi e domani ad Ospedaletto d’Alpinolo, presso il Galassia Park Hotel. E diventa luogo di discussione e confronto delle forze politiche e sociali che si oppongono con forza al delicato tema della riforma Costituzionale. Una manovra di recente compiuta dall’attuale Governo e che, subito dopo l’approvazione della Legge, vede in moto il meccanismo del Referendum popolare, con il pronunciamento di già nove Regioni. Ma, come dicono gli addetti ai lavori, non basta.
Oltre alle istituzioni, occorre che anche i cittadini, le forze sociali e culturali e tutto ciò che è espressione dell’intera Società si attivi in vista della raccolta delle complessive 500 mila firme necessarie. Così, da oggi e fino a metà febbraio, prenderà corpo l’articolato calendario di appuntamenti organizzativi proteso alla ‘mobilitazione’. “Siamo profondamente legati a questa Costituzione” ha esplicitato il segretario generale Cgil Campania, Michele Gravano, questa mattina al tavolo degli interventi con il presidente della Camera del Lavoro, Ruggiero Cutillo, la presidente della Provincia di Avellino, Alberta De Simone e il senatore Nicola Mancino (assenti per impegni il senatore Massimo Villone e l’onorevole Giovanni Russo Spena). “Il sindacato è profondamente connaturato ai temi del diritto al lavoro, della famiglia, della libertà. E quando vengono toccati questi principi andiamo in fibrillazione. Non si può mortificare il processo storico della Costituzione”.
Una singolare esperienza che, come dice la voce dei sindacati, è stata interpretata innanzitutto dall’opposizione operaia con la difesa delle fabbriche dai nazi-fascisti. Un processo, quello costituzionale, iniziato all’indomani della guerra e conclusosi nel ’48 con l’entrata in vigore ufficiale della Prima Legge della Repubblica Italiana, che raccoglie tutti i travagli del paese Italia e che ha alimentato la fiamma della democrazia. “Abbiamo il dovere di difenderla” è la voce unanime dei sindacati, tutti presenti in sala Grasso. “E soprattutto – continua Gravano – dobbiamo far fallire questo disegno nel nome del Sud. Un disegno che indebolisce il contesto nazionale. Perché va bene la gestione regionale differenziata, ma dentro un valore comune”.
Statuto delle regole di un popolo, per la De Simone la Costituzione italiana è la “più bella del mondo occidentale”. Può invidiare a quella americana un solo punto: “il diritto alla felicità”. “Nessuna Bicamerale – continua – ha mai pensato di mettere le mani sulla Prima parte della Costituzione. I tempi moderni hanno richiesto revisioni di cui anche il centrosinistra ha tentato di farsi carico ma facendolo tutti insieme e concordando modifiche solo sulla Seconda parte”. La nuova Legge, secondo la De Simone, rompe invece tutti gli equilibri di potere mettendo tutto nelle mani del Premier. “Rompe i principi della solidarietà spingendo al massimo un federalismo sbagliato e mettendo in capo alla Regione diritti fondamentali come quello alla salute e alla scuola. Che vanno soprattutto a svantaggio del Mezzogiorno”. Di qui, la volontà espressa dalla numero uno di Palazzo Caracciolo di fare della Provincia di Avellino punto di raccolta firme in vista della campagna referendaria.
Non poteva mancare ad un simile appuntamento la lezione del senatore della Margherita che ha spiegato nel dettaglio gli scenari futuri. “Politiche e Referendum: le due cose vanno a braccetto. Vincendo le elezioni si vince anche la corsa referendaria”.
Il trasferimento di competenze alle Regioni “senza prima affrontare il tema delle risorse” e “che mette i cittadini in posizioni differenziate a seconda dei territori di domicilio”; il tentativo di “ridimensionare la sconfitta e sottrarre spazio al vincitore attraverso un sistema elettorale basato su una clausola di sbarramento molto oscillante” (obbligo di coalizione e premio di maggioranza); e ancora un rapporto Governo/Parlamento “con nessuna possibilità di confronto e di ‘compromesso istituzionale’ che prefigura un Parlamento monocamerale – con un Senato eventualmente competente – che può essere sciolto in qualunque momento. Se poi il partito del Primo Ministro si mette di traverso, il Parlamento non è in condizione nemmeno di sfiduciare il capo del Governo”. Infine, il ruolo del Capo dello Stato “che perde la superiorità morale e istituzionale che lo ha sempre contraddistinto”.
Insomma, l’Assemblea elettiva avrà un ruolo sempre minore rispetto alla preminenza del Governo, spiega Mancino, e in particolare del Primo Ministro “che diventerà padrone della vita e della morte del Parlamento”. Una ‘lezione’ che non vuole essere sterile appello al conservatorismo, ma l’invito a cambiare partendo però dal convincimento che “si deve ascoltare sempre la voce di chi parla. Perché per fare riforma occorrono le regole di tutti”.
Il senatore non risparmia neppure frecciate al sistema della lista bloccata: “Un altro regalo di questo Governo. Nel periodo di minore presa dei partiti si impone di scegliere la lista, non la persona, ad un corpo elettorale quanto mai demotivato verso i partiti”.
In sala c’erano anche il Vescovo, Monsignor Francesco Marino, i segretari sindacali Enrico Ferrara per la Cisl e Antonio Festa per la Uil, il presidente dell’Unione degli Industriali, Silvio Sarno, il numero uno Asi, Pietro Foglia, il segretario Prc Gennaro Imbriano, il segretario provinciale dei Ds, Raffaele Aurisicchio, il presidente del Consiglio provinciale, Erminio D’Addesa, il presidente Cna, Ciriaco Coscia, assessori e consiglieri provinciali, Giuseppe De Mita, capogruppo in Consiglio provinciale della Margherita, il presidente Ato Pasquale Giuditta. (di Antonietta Miceli)

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